domenica 29 novembre 2020

Countdown

Sento di avere i giorni contati ma non so in cosa. Incombe una specie di data di scadenza stampata da qualche parte dentro di me, in qualche angolo del mio vissuto.

Ma dove? E soprattutto, ma quando?

Non vorrei che questa data fosse già passata da un pezzo senza che me ne accorgessi, vorrebbe dire che sto continuando a divorare una parte di vita che è scaduta, avariata, marcia, che fa male alla pancia, come la maggior parte delle cose che tengo in frigo.

Dio, mi viene da vomitare.

 






giovedì 12 novembre 2020

Dedicato al numero 16

Ho sempre immaginato che i numeri avessero un'anima, un colore e un sesso.

Il numero 1 è un maschio grigio perla e superbo, il 2 è una bambina scatenata rossa, il 3 è turchese ed è bello e perfetto, il 4 è marrone come la terra che ci sostiene, il 5 è pazza e varia di colore in maniera assurda; è di natura giallo/arancio ma vira fino al rosso fuoco e può diventare incandescente, è una cosa che ancora non mi spiego. Il 6 è cicciotella, affamata, tenera e color verde prato. Il 7 è una strega figa e misteriosa di colore nero, l’8 è empatico, buono, immenso e viola.

Il 9 è blu ma di lui non so altro.

Odio il 90, non tanto per la paura, quanto per i gradi in cui a volte ci troviamo posturalmente nei confronti della vita.

Esiste un solo numero in tutto il mio universo che oltre ad essere palindromo, è ossimoro ed è il 22, perché rappresenta la nascita e la morte al tempo stesso.

Il numero che amo di più in assoluto è il 12, che è il numero dell’onnipotenza; è la mano di una giovane donna che per pochi secondi riesce ad afferrare il sole e a fermare il suo percorso nell’universo.

Mi piace anche il 13. 

Certo, per una superstiziosa come me non è che sia il massimo sapere che domattina, quando mi sveglierò, sarò dentro a un venerdì 13, che sarà dentro a un 2020.

Comunque sia, trovo che il 13 sia un numero molto spiritoso e paurosamente geniale, situato nella costellazione dello Scorpione.

Il 29 e il 31 li gioco alla roulette, il numero pieno non mi esce mai. Poi, incredibilmente, punto un carrè che include i due numeri e vinco.

Lo 0 è Dio, che determina il punto di inizio verso ogni direzione, positiva o negativa; è neutro, perché lui stesso ha voluto che ci fosse un’ingiusta supremazia dei numeri dispari sui pari; è maschio e femmina insieme ed è bianco perché nella sua assolutezza continente tutti i colori e tutte le anime buone e cattive in dosi magnificamente equilibrate.


Infine ho da qualche giorno nel cuore il 16, figlio di un quadrato perfetto; è il numero di una ragazza che è diventata il caro angelo di molti, probabilmente così immensa da non rifiutarsi di esserlo anche per chi se l’è portata via, ed è a lei che vorrei fosse dedicata una poesia mai scritta prima, fatta di soli numeri e note musicali.

Una poetica sequenza infinita ed eterna, come infiniti ed eterni sono i numeri e le combinazioni di suoni.

Le parole finiscono. Sanno fare male, sanno mentire  o sanno essere confuse, inutili e stupide.

I numeri mai.








martedì 27 ottobre 2020

È autunno e inizia il freddo

E così, camminando per strada coperti e mascherati come banditi a cui è stata amputata mezza identità, persi fra un’incertezza, un’attesa e un nulla, si impara a riconoscere un sorriso solo guardando gli occhi, sempre che un sorriso là sotto ancora ci sia.

Si ripassano vecchie regole di geometria, si calcolano perimetri, aree e spazi dentro i quali è concesso muoversi, ed è un esercizio applicabile in senso metaforico anche alla vita degli altri; sempre che un interesse a muoversi in punta di piedi nella vita di altri, ancora ci sia.

Si impara a salutare senza abbracciare, ad ascoltare senza osservare da dove provenga il suono, si impara a respirare l’intimo microclima del proprio respiro e a misurare lo stato d’animo dall’intensità e dal ritmo con cui il tepore umido invade volto e occhiali, quando ci sono.


Si impara a percepire e allo stesso tempo occultare un’emozione senza che questa causi troppo imbarazzo, ma con solo una mano sul petto, quasi a proteggere il cuore.

Sempre che un cuore là sotto che batte, ancora ci sia.

lunedì 12 ottobre 2020

ASMR

Vengo qui, scrivo e cancello ormai da troppe notti.
Il tasto che scorre rapidamente verso sinistra e inghiottisce le mie parole, emette il suono picchiettante della mia autocensura e di un’incomunicabilità che dilaga da tempo.
Fa tipo pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic pic 

pic pic pic pic pic pic
picpicpicpicpicpicpicpicpicpic

É il suono che anestetizza quelli che credevo fossero bellissimi turbamenti ed è il suono al quale mi abbandono prima del sonno.

C’è una piccolissima parte di me che si sente definitivamente abbandonata, e questo abbandono ha un suono.




martedì 22 settembre 2020

Post non notturno, quindi lucidissimo,

‪Prendersi cura di ciò che si ha.

‪E meritarsi d’averlo.‬

Banale, vero?

‪Eppure solo questo io so dell’amore.‬

giovedì 17 settembre 2020

Suonami un LocoRock

c'era un bambino, alla scuola elementare mia, che una mattina si era cagato addosso in classe. Ho ancora in mente la sua desolazione  piegata a 90 gradi sul banco in attesa che la bidella lo portasse in bagno per pulirlo.

Negli anni successivi ho sempre immaginato che questa triste scena lui se la sarebbe sempre portata appresso come una gobba.

Ma sappiamo bene quanto i bambini siano in grado di essere dei bastardi di fronte all'umiliazione altrui, la cattiveria ingenua sembra quasi la loro estensione naturale; ragion per cui, per quanto mi riguarda, non c'è modo di rimuovere un’altra spiacevole immagine: quella della sottoscritta che ride ferocemente di lui insieme agli altri.

Ma va bene così, sconto questa pena quotidianamente con la colite cronica, e in caso di imprevisti difficilmente riuscirei a trovare nei paraggi una bidella disposta a pulirmi il culo.


Il pezzo che accompagna questo ricordo è una delle tante tracce della colonna sonora di LocoRoco. Ho scelto la prima solo perché è la prima, non perché ritenga che sia la più bella.

A LocoRoco ci ho giocato per mesi intorno ai 35 anni, quando rubavo la PSP a un Edo marmocchio e mentre facevo rotolare in una specie di pianeta onirico le gelatine gialle che si scomponevano e ricomponevano, le mie orecchie si allietavano con un tripudio ininterrotto e ipnotico di sonorità infantili in lingua universale LocoRoco.

Erano proprio loro, le gelatine rimbalzanti e rotolanti, a cantare queste filastrocche arrangiate in modo bizzarro attraverso il rock, la bossa nova, il reggae, la musica afro, il funky, il soul, persino la mazurca, a seconda del quadro in cui mi trovavo.

Un piccolo capolavoro di spensieratezza musicale in un gioco che era semplicemente delizioso.

Quando mi morivano i Locoroco non potevo essere triste e manco incazzata, non con quella musica, come non si può essere tristi se un compagno di scuola si caga nelle mutande in classe. Ti fai una bella risata e via, ricominci il quadro sperando che al Locoroco vada meglio.


Se potessi, andrei a un concerto di musica LocoRoco almeno una volta all’anno, per ricordarmi che essere positivi è importante, anche quando un MojaMoja m’ammazza un LocoRoco, o quando non c’è nessuno che mi aiuti a pulirmi il culo se me la faccio sotto.




LocoRoco, soundtrack #1, Dadhi Dado Da
(Suggerisco l'ascolto dell'intero "album")


domenica 13 settembre 2020

Ballata jazz

Ma per caso qualcuno che - quando su questo palcoscenico decadente senza platea si accende l’occhio di bue, si alza il sipario e parte un isterico graffiante trombone - voglia ballare insieme me senza conchiglia protettiva, mentre la mia intimità buttata in pasto al Nulla ci prende forte a calci nei coglioni esposti, c’è?

Lament, James Louis J.J. Johnson.

“Ballano” Giancarlo Schiaffini e Tiziana Ghiglioni

sabato 5 settembre 2020

Cory

 

Ma dove non arrivano le favole, arrivano le mamme.

martedì 1 settembre 2020

A 1000 ce n’erano


Ieri, 31 agosto 2020, avrei dovuto festeggiare i 24 anni di matrimonio. Quel giorno ero una 24enne felice di realizzare la favola di tutte le bambine, ovvero indossare un abito bianco, non lungo ma corto perché già all’epoca volevo tirarmela da diversa, andare all’altare a braccetto del babbo commosso e al termine della promenade nuziale, trovare il ragazzo che amavo e farmi dare un bacino sul naso, come in effetti egli fece.
Poi vabbè si sa, 20 anni dopo è andata come è andata, tuttavia si visse per un buon periodo felici e contenti.

Ieri, 31 agosto 2020, a 24 anni dalla favoletta, mi hanno fottuto Euro 1.000,00 in contanti (in Lire di 24 anni fa: 1.936.270) che avevo ritirato al bancomat per conto di mia mamma e dal conto di mia mamma. 1000 fruscianti euroni in biglietti arancioni da 50 e blu da 20, piacevolmente lisci e intonsi, un bouquet profumato che solo guardarlo e odorarlo fa scendere la lacrima di commozione. Ho scoperto poi che parte di questi 1000 dovevano essere generosamente destinati ai miei ‘minuti piaceri’, così avrebbe voluto la mamma in questo mio periodo economicamente, come si può dire, ‘di mmerda’ si può dire? diciamo così che rende l’idea: di mmerda.

Qualcosa destinato magari a edo, qualcosa per una parte di fottuta amministrazione condominiale, qualcosa per un prossimo compleanno il 9 settembre. Insomma, quei bigliettoni erano la mia piccola favola odierna, favola che nello stesso giorno in cui si stava compiendo si è trasformata in una sonora inculata a secco, tutt’altro che dignitosa se penso al modo in cui me li sono fatti ciulare, ma degna di questo porco 2020.

Insieme a quelli, il miserabile lupo cattivo mi ha portato via un paio di rayban, tre mascherine usa e getta zozze, una scatola di lego e un sasso portafortuna proveniente dal Bhutan con un cazzo in erezione dipinto sopra con cura: mai più senza, proprio.

Ecco, io adesso non vorrei parlare di karma negativo o di energia maligna, e non vorrei parlare nemmeno della mia immensa vergognosa e decerebrata testa di sasso bhutanese che ha permesso a un lurido figlio di puttana da quattro soldi di diventare un lurido figlio di puttana da qualche soldo in più rubato, come si rubano le caramelle (e i lego) a un bambino.

Io ora vorrei solo avere il cazzo per poter dire che mi sono rotta il cazzo di dare bracciate in un oceano di favole di merda. Mi sono rotta il cazzo di tutto, pure di scriverlo in questa stanza di manicomio dove non ascolta nessuno.


Secondo una tradizione masai, la sposa deve ricevere uno sputo in faccia e una palata di sterco di vacca per essere benedetta. Per oggi, a benedizioni, sono a posto così, grazie.



A mille ce n’è, nel mio cuore di fiabe da narrar  (Fiabe Sonore, Quartetto Radar)

giovedì 20 agosto 2020

Hurricane L.

 Io prego solo che tutta questa energia negativa che mi sta attaccando nell’anima e nel corpo, possa presto soddisfare i tuoi stronzi mostri e le tue profonde inquietudini

e prego che il tuo meritato sollievo (quando, sfamàti, ti avranno abbandonata) sia così potente da annientare ogni loro effetto nefasto, amen.


Alessandr*


Aggiornamento musicale, 28/08/2020
Air, The Word Hurricane



lunedì 17 agosto 2020

mercoledì 12 agosto 2020

Tutta pazza per Edo

 Caro piccolo, sei sempre il mio piccolo, anche se per sbaglio oggi ho vissuto un momento che sceneggiatura di tutti pazzi per mary spostati.

Buoni 19, piccolo, che tu possa sempre gioire e far gioire.




domenica 9 agosto 2020

 Sono qui all’ombra di un ombrellone aperto che non fa ombra perché sono quasi le quattro del mattino. Immersa nel silenzio e nella quiete, col trucco negli occhi ormai squagliato, faccio il gioco del cielo enigmistico che è un insieme infinito di puntini da unire con le linee per svelare l’immagine finale dell’universo, ma senza i numeri sui puntini e senza la soluzione a pagina 46.

Insomma, non puoi capire che due coglioni aver messo la testa in un acceleratore quando l’unica possibilità che ho adesso è di metterla a dormire.

martedì 4 agosto 2020

United Colors of Dio

In questo periodo un po’ particolare, diciamo così, è capitata anche l’inaugurazione del nuovo ponte costruito sulle macerie di una tragedia.
C’era anche il grande narcisista patologico, padrone di tutti i cieli, oltre che di tutti i destini, che con il suo divino gobo a led RGB multicolor ha presenziato sfoggiando un ponte che sovrastava quello di Renzo Piano.
Tu chiamale se vuoi casualità.
Per quanto ne sappiamo noi, li sopra hanno sfilato nelle loro macchine 43 persone che stasera sono riuscite ad arrivare fino in fondo, senza interruzioni.
Proprio vero che chiunque può nascondere un cuore tenero e commosso, persino dio talvolta.


mercoledì 22 luglio 2020

Realizing

Rendermene conto, io che di conti capisco un cazzo.
E così sono stata aiutata a comprendere come la mia vita sia cambiata improvvisamente un giorno di marzo.
Le mie prospettive e i miei ruoli sono andati in aspettativa a tempo indeterminato. 
I miei treni quotidiani si sono fermati, i miei aerei hanno smesso di volare, il serbatoio della mia Smart è quasi sempre pieno, le mie luci sono sempre accese, la dispensa è ben organizzata, le ferie non finiscono mai ma non iniziano da nessuna parte, l’autonomia e la situazione economica sono sulla via del declino e il pacchetto di sigarette è sempre vuoto.
È un po’ come “l’anello resterà sulla spiaggia” di buonanotte fiorellino.




Ora curo la casa, curo tantissime piante, curo i progetti del futuro di mio figlio, curo sto maledetto blog solitario, curo le unghie delle mani, ma mi sto dimenticando come si curano altre cose.
Ho studiato la relatività ristretta, ho scritto lunghissime mail di denuncia al sistema  burocratico, ho lottato per avere la sospensione del mutuo, ho bevuto, ho pianto, ho passato ore sui social come una guardona, ho visto film, serie televisive e documentari, ho mangiato, ho digiunato, ho bevuto, ho dormito, ho passsto notti insonni, ho bevuto, ho zoommato, ho ballato in casa, ho anche riso, ho amato, ho compiuto gli anni, ho bevuto e ho dipinto pareti, vasi, tavoli, mensole, scale in legno e un frigo zoppas del 1958 di mia madre.

Quando certi parametri di base cambiano così repentinamente, non esiste più equilibrio nemmeno negli altri. Per una questione quasi estetica devi incasinare tutto, perché l’ordine parziale diventa una nota stonata.
Quindi ho sbarellato a schifo e infine ho bruciato un bigliettino carico d’amore, e mentre bruciava ho fatto la ripresa video con musica montata: un piccolo capolavoro di follia, narcisismo ed esibizionistico cattivo gusto.

Ma non basta bruciare un biglietto per allontanare la mia tristezza o per distaccarmi dalle mie illusioni.
Oggi sono sempre triste e sono sempre illusa.
Io sarò sempre un’illusa, per questo faccio bordelli e per questo la mia vita è bella. 
Perché ogni cosa è un’illusione e io ho la straordinaria capacità di distruggerla e poi ricrearla sempre, che sia la stessa o che sia una nuova, se necessario.
Ecco, questo fa della mia vita una vita bella, anche quando sembra infelice.

Per come sono fatta io, bruciare uno dei biglietti più belli che mi siano mai staiti scritti ha avuto un significato che è andato oltre il semplice orribile e offensivo gesto.
In quel momento volevo avere i piedi per terra in una terra che fosse brutalmente arida ma abbastanza dura da sostenere il corpo appesantito dal disordine alimentare e dai mesi di inattività, volevo assaporare l’infinita inutilità del tutto, volevo essere molto più forte e vincente del valore affettivo che ti attacca disperatamente alle còse.

Che ci posso fare, in fondo sono una vecchia romanticona, e solo un romantico può capire quanto lo spirito distruttivo possa dare conforto con queste stupide performance creative.
È imbarazzante pensare che se lo avessero fatto a me, ne sarei stata quasi lusingata, altro che perdere un pezzo di cuore.
Ma vai affanculo va’. Io i pezzi di cuore me li mangio in coratella.
Quale uomo non vorrebbe che la propria donna facesse una cosa del genere?
Forse dovrei essere uomo per rispondere che nessuno lo vorrebbe.
Ma ahimè, sono donna, con una discreta misura di tette e di capricciosa stupidità.

Quel biglietto, tuttavia, è diventato eterno.
Molto meglio che finire intonso in un cassetto.
Ora nel cassetto c’è finito il suo mozzicone, ma vabbè, fa niente.
È l’Eterno travestito da mozzicone bruciacchiato chiuso in un cassetto.
La cremazione in fondo non è altro che l’illusione di un passaggio a vita eterna.
Illusione. Toulì, rieccola.
Visto come è facile per me vivere bello, anche quando provo profonda ingiustificata tristezza?

Evviva la sambuca, lunga vita alla mia nuova vita.

🪑 🔥 

venerdì 17 luglio 2020

La prigione delle parentesi)

A proposito di Sanguineti, stavo pensando (e se provassi a inventare una nuova licenza ortografica?

Tipo aprire una parentesi e non chiuderla mai più, con l’auspicio che qualcosa che avrebbe dovuto essere di secondaria importanza rispetto a ciò che sta fuori dalla parentesi, possa un giorno avere una possibilità di fuga e diventare di primaria importanza?

Oppure chiudere una parentesi che non è mai stata aperta, a favore del dubbio che non tutto sia così fondamentale da non essere messo in secondo piano?

L’idea non è male, stilisticamente parlando. Prima però devo imparare a mettere le virgole come si deve per respirare e ossigenare il cervello tra un concetto stupido e l’altro)mica è concesso a tutti ‘interpunzionare’ così a cazzo, senza sentirsi sbagliati.

domenica 12 luglio 2020

A+++

Vicina a una sedicente fonte di seduzione: lontana dalla luce del sole, lontana dal cuore: è così che ti sbrani il frigo di notte per poi sentirti una merda con la nausea la mattina dopo.

“It was better when I was a slut”, said the moth.


giovedì 9 luglio 2020

Accordi


FAm        SOL7
I...

SOLm     LA7
Am ca... lling Who?


Bagdad Cafe, I’m calling you


domenica 5 luglio 2020

Che fai tu, luna, in ciel, spostati (cit. J2157)

- Stasera hai visto che bellissima luna piena c’era?
- Ah sì, l’ho vista su Facebook.

Fino a poco tempo fa impazzivo per una luna piena, il mio corpo celeste dominante.
Ho quasi più scatti della luna che selfie ritoccati da figa.
Ma stasera, mentre sopra la mia testa quella superbeggiava come al solito, io stavo su Wikipedia e robe simili a leggere dei buchi neri. Ogni tanto ci provo sperando che il tasto “mi sento fortunato” di Google mi proponga un Black Holes for Dummies.
Non ci ho capito molto neanche stavolta, però ho scoperto che non sono più così lunatica.
Sono buconerotica.
Vabbè, vuoi mettere?
Quello sì che è un corpo celeste mica da ridere, cara la mia gustosa luna.

venerdì 3 luglio 2020

Questione di modo, di tempo e di modalità

Io vorrei, io avrei voluto.
Entrambi condizionali, uno presente e l’altro passato.
La differenza concettuale e non grammaticale tra queste due coniugazioni dello stesso modo, non sta nel tempo, sta nella modalità con cui vorrei qualcosa.
Non significa: io vorrei una cosa nel mio presente e io avrei voluto quella cosa nel mio passato ma ora non la volgio più.
Io vorrei presuppone che quella cosa, desiderandola, te la chiedo gentilmente. Se dico io vorrei, so che potresti donarmela esattamente come la vorrei.
Io avrei voluto presuppone che quella cosa la vorrei ancora adesso ma so che per qualche motivo non puoi donarmela e io non posso chiedertela.
L’avrei voluta (e anche tanto) e la vorrei tuttora (e anche di più) ma non la voglio chiedendoti di fingere o sforzarti di donarmela, perché non sarebbe come la vorrei.

mercoledì 1 luglio 2020

Pieces

Hai mai diviso te stesso in due?
Uno per loro e uno per te?


mercoledì 24 giugno 2020

Notte prima del tuo esame

Spesso il male di vivere hai incontrato:
Era tua madre che strozzava palle.

L’eudaimonia, una lettera bellissima, una manciata di parole sbagliate, la stupidità che è femmina e spesso madre, una  bilancia ingiusta che pesa più l’errore del sostegno, una camomilla mai bevuta, una porta chiusa e domattina riaperta.

Buona notte prima del tuo esame, piccolo.

venerdì 19 giugno 2020

Lungo il viale della Rimembranza

Credo che un genitore non possa concepire che esista un amore che sia più grande del proprio nei confronti dei figli.
Finché non diventa nonno.
Io non ho mai avuto un nonno o una nonna, quindi so un cazzo del loro amore.
Ok, è ridicolo parlare in termini di grandezza, ché l’amore, in qualsiasi forma esso sia, non si misura in kilolov, o in battiti, o nell’area dello spazio che creano le braccia aperte quando si dice ‘tanto così’.
L’amore non ha unità di misura.
Però ho come il sospetto che l’amore di un nonno verso un nipote possa per diversi motivi andare molto oltre ciò che un genitore immagina.
Mi riservo di confermare questa mia personale teoria se e quando diventerò nonna, nel frattempo lascio che stanotte in questo posto sia lei a parlare.


Lungo il viale della Rimembranza.

Mio Caro Edoardo, proprio giorni fa mi sono trovata a percorrere questa scorciatoia che da Viale Modugno scende verso il mare.
Non sapevo o forse non ricordavo che si chiamasse Viale della Rimembranza.
Il fatto è che leggendo questa targa mi sono venuti alla mente ricordi di tanti anni fa...
Se guardi in fondo alla foto, vedrai sullo sfondo Villa Rosa. La tua scuola elementare, il luogo da cui è partita la tua maturazione culturale. Quante volte col sole col gelo con la pioggia io e te abbiamo fatto quel percorso alla fine delle lezioni, quando mai stanco di giocare coi tuoi compagni in quel bel parco, alla fine eri tu che decidevi che era ora di tornarcene a casa. 
Ti vedo ancora saltellare e correre giù per quella che per  me era una discesa un po’ troppo ripida. Ogni tanto ti voltavi per vedere a che punto fossi e allora ti fermavi o rallentavi per aspettarmi. Quante cose abbiamo fatto insieme in quegli anni! Intanto io ho potuto seguire te che crescevi e maturavi appetitosamente. 
Allora mai avrei immaginato di arrivare a vivere l’importantissimo traguardo del tuo esame di maturità.
Sono commossa e ringrazio Dio per avermi concesso questa grande soddisfazione e l'emozione di poter far parte anch'io di questi momenti per la verità febbrili dato il contesto della situazione.
Dicono che sarete nella storia perciò voglio dirti di tenere bene in mente anche nei minimi particolari questo tuo straordinario vissuto, così che un giorno tu possa raccontarlo con emozione ai tuoi figli.
Vai tranquillo e sereno verso questo traguardo.
Ad maiora semper.
La nonna.


lunedì 15 giugno 2020

Abstract

Sto noiosando tantissimo, voce del verbo noiosare: frignare, piagnucolare, cagare il cazzo.
Speriamo solo che questa maturità finisca in fretta ma tanto sarà così anche dopo, ché io noioso a prescindere in questo noioso noiosatoio verde.
Di tutta ‘sta teoria della relatività ristretta (1 fratto radice di 1 meno v alla seconda fratto c alla seconda) ho capito solo una cosa: che si può avere una doppia faccia ed entrambe possono essere sincere, a seconda del sistema di riferimento da cui le osservi.
C’è uno spaziotempo in cui è sincera una faccia e uno spaziotempo in cui è sincera la faccia opposta.
È importante però che i sistemi di riferimento siano inerziali e in un sistema dove si noiosa un sacco, l’inerzia è fertile.
In conclusione, se manco sull’assolutezza del tempo e dello spazio si può fare affidamento, puoi capire quanto senso abbia farlo su sette miliardi e mezzo di facce di merda.


mercoledì 10 giugno 2020

Ma che ne sai di cosa mi frega, se non lo so nemmeno io. Pare che mi freghi di più delle cose superficiali che delle cose importanti, è sempre stato così e ho finito per crederci anche io. Quindi sì, mi collego al mio ultimo scritto di qualche giorno fa e ti confermo che mi frega molto delle mie luci, mi frega più delle mie stupide lucine rosse che delle lettere e mail stronze che ricevo dalla banca, dall’amministratore e dalla Consap, che il buon dio se li inculi tutti quanti. Se sono sveglia a quest’ora non è per quella roba lì, è perché voglio passare più tempo possibile a guardare le mie luci di notte, 
respirare il profumo di posacenere, mugugnare su questo posto e farmi coccolare dal mio mugugno.
Poi a quella roba lì ci penso domani.

giovedì 28 maggio 2020

Conducimi sulla luna

C’è una parte di mondo che non si è mai fermata.
Una parte che sta riprendendo a muoversi adesso.
E poi ci sono le mie luci, le mie piante, i miei Fiori.
E in mezzo ci sono io che continuo lentamente e inesorabilmente a distaccarmi da quel mondo in cui vivevo prima.






domenica 24 maggio 2020

Vabbeggio

Ho volgia di un gelato, di prosecco, di patatine, anzi no di pop corn, ma forse di caramelle, di orsetti gommosi, no, di rotelle di liquidizia, di crosta di parmigiano abbrustolita sul fornello. O meglio, di malibù. Di vodka tonic. Ma sarebbero meglio dei pistacchi, no, anacardi, o un amaro camatti. O i rodeo. Un margarita. Una sottiletta, della nutella sulla focaccia, una simmenthal col limone e la rubra. Un avocado sale pepe olio e balsamico. Un caol ila 18. Un caramello salato, oppure i fonzies. Una pizzetta catarì. Un ciocorì. Un paio di cucchiaiate di polvere di farina lattea. Una sambuca col ghiaccio, anzi no, liscia. Anzi no col ghiaccio.
Mi ci vuole una coca. Ecco cosa.
Ho voglia di tutto e non c’è nulla in grado di farmi passare la voglia.
Questo periodo è famelico a modo suo.


lunedì 11 maggio 2020

Sopravvivenza

Il segreto è capire che ci sono situazioni, cose o persone che non apparterranno mai a nessuno, e quando tu appartieni a una di queste situazioni, cose o persone, prima lo capisci e prima inizi a non appartenergli più.

lunedì 4 maggio 2020

Giorno 54 anno 0, fine fase 1.

Ho letto che domani si riaccendono i motori ma che dobbiamo stare cauti.
Sento un dolore piuttosto forte e continuo alla schiena da diverso tempo. Ma stavolta non è la colonna, purtroppo. Non sono le scapole, né un dolore muscolare. Tralasciando questo dettaglio, domani, leggevo, si riaccendono i motori.
Io domani lo vivo diversamente. Non come l’accensione di un motore, che peraltro sarebbe anche senza benzina.
Forse ho un deja vu datato sera del 21 giugno 1972, solstizio d’estate, c’era una zanzara che ronzava sulla pancia di mia madre e il suo ronzare mi rompeva i coglioni.
Stanotte mi ritrovo in questa specie di utero protettivo che si chiama lockdown - quelle definizioni  tipiche del mondo social perché chiamarlo chiusi in casa forzatamente faceva brutto con il # - e dopo 54 giorni di gestazione, sta per compiere la sua tanto attesa espulsione.
Cosa c’è là fuori e come me la caverò non mi è dato di sapere. Ma se me la sono cavata la prima volta, che non ero altro che un mucchietto accartocciato di riflessi arcaici primari di circa 4 chili, voglio ben sperare che anche a ‘sto giro saprò dignitosamente affrontare, come molti altri, la collezione di cazzi in culo che ci verranno gentilmente offerti.
Per fortuna poi che parto col vantaggio di uno strano mal di schiena (non per la colonna e non per i muscoli) e stare a 90 mi dà sollievo.

È appena entrata una zanzara, ma una zanzara non fa estate, rompe solo i coglioni e basta.

domenica 3 maggio 2020

La storia e tutte quelle minchiate lì

 Che la libertà venga apprezzata veramente proprio nel momento in cui viene a mancare è un dato di fatto e può essere sicuramente un insegnamento di vita importante. La storia da sempre lascia tanti begli insegnamenti a chi la sta vivendo e a chi la studierà, e lo fa tramite le sue vittime. Quando ci si ritrova ad essere tra queste vittime, chi più chi meno, diventa un po’ difficile non incazzarsi un filo e accettare gli insegnamenti con calma, dignità e classe, come diceva Frankenstein Jr.

E se ti incazzi, sei ancora fortunato perché significa che sei ancora vivo.

martedì 21 aprile 2020

Smartliving, giorno 42 anno 0

L’altra sera ho detto a mio figlio diciottenne: pensa quando il tuo bambino ti chiederà, Papà ma davvero quando eri ragazzo potevi uscire anche se non avevi motivazioni di assoluta urgenza e necessità? E davvero la scuola era un posto vero dove stavate tutti insieme appiccicati e il desktop si chiamava banco e gli insegnati quando spiegavano non riuscivano a mettervi in mute?
Mio Dio che psicologa di merda, forse non è stato il modo migliore di trasmettergli il concetto dell’Andrà tutto bene 🌈
Minchia tra l’altro mentre lo dicevo ridevo come una matta davanti al suo sorriso appena accennato.
Poi si è alzato da tavola, ha svuotato i resti del piatto nella rumenta e prima di tornare ad accomodarsi nella sua solita superattrezzata console di gioco studio relax meditazione spuntini birrette sogno desiderio e vita, che lo protegge da 57 giorni, mi ha dato in silenzio un bacino sulla testa.

lunedì 13 aprile 2020

#iorestointesta, giorno 34, anno 0

Io mi rendo conto che ciò che in certi momenti sto iniziando a sentire sia molto grave. È qualcosa che riguarda la previsione del futuro e l’allettante alternativa di non arrivarci.
...
Infatti guarda, lasciamo perdere, che mi è già passata anche la voglia di scriverlo qui. 
Perché varcare il confine tra la raffinata stravaganza del politicamente scorretto e lo squallore del misantropismo disgustoso è un attimo, specie di questi tempi che odorano di morte e sacrifici di chi, contro la morte altrui, sta combattendo.
Io non solo resto in casa, voglio imparare a restare chiusa e protetta pure nella mia testa di cazzo scrupolosamente disorganizzata  come il mio armadio prima di un cambio stagione.
Dovrebbero farlo tutti evitando di contagiare il prossimo con certe stronzate che lo sfintere dell’ego non riesce a trattenere.
Questo penoso tentativo di esserci in qualche maniera, quando in realtà non frega più un cazzo a nessuno di sapere come ci sei, sempre ammesso che sepolto là sotto tu ci sia ancora.

Tutto sommato, è stata una buona Pasqua.



lunedì 6 aprile 2020

La mia preghiera, giorno 27 anno 0

E io che sono più bestia di te, cara Sandra, che sai scrivere cose incredibili e che proprio “bestia” in realtà non sei, se non un appassionato poetico immenso esemplare femmina di moderno homo sapiens, io, dicevo, vorrei invece che il mondo tornasse esattamente quello di prima, inconsapevole e maleducato come se nulla fosse successo, seppellendo questo orrendo capitolo nei meandri dell’incoscio cosmico. Non me ne frega un cazzo della presa di coscienza dell’intera umanità, ma quale coscienza poi, che siamo pronti a denunciare il vicino di casa perché è uscito solo per comprare un etto di focaccia con la cipolla. Me ne sbatto il belino che l’aria oggi sia più pulita, se chiusa in casa mi sto giocando a colpi di Rothmans quel che resta dei miei polmoni, perché il microscopico dio che uccide con la presunta pretesa di cambiarci e migliorarci, mi impone, al pari di Quell’Altro egoriferito, di non avere altro dio all’infuori di lui e questi due stracci neri in una maniera o nell’altra li vuole in sacrificio.
Io voglio tornare fuori, voglio campare organizzando assembramenti, voglio guadagnare i miei soldi, voglio che mio filgio vada a scuola, dia ‘sta cazzo di msturità con il tema e tutto il resto e poi vada a farsi l’interreil, voglio bere, voglio scopare, voglio ridere ed essere ugualmente isterica e serenamente frustrata come chi non beve non scopa e non ride. Voglio portare la mamma da Bolla, volgio andare dalla Luz e farmi la stiratura dei capelli, voglio andare con lui a fare una vacanza, voglio fare il saggio di danza, voglio che Roby possa vedere suo figlio e che io possa vedere: i miei fratelli e i miei nipoti, la mia collega, il mio capo, gli amici del Ponente, Mariano, voi amici del paese della minchia da prendere a freccette e a frecciate e, ultima ma non ultima, la casetta sotto la Madonna del Monte, flora, fauna e vicinato compresi. Voglio che tutto torni esattamente come prima, perché sono una stramaledetta mediocre abitudinaria nonché fervida frequentatrice delle mie belle zone comfort, anche quando di confortevole e confortante è rimasto ben poco.
Voglio che torniamo ad essere le formiche di merda che infestano l’enorme cucina di un demiurgo che si è rotto i coglioni di noi.

Questa, cara Sandra, è la mia vergognosa preghiera pasquale. E non c’ho manco il coraggio di scriverla dove qualcuno in più  possa leggerla.
Ora mi fumo la terza sigaretta di questo splendido lunedì illuminato dal sole e pregno di aria pulita e me ne torno a dormire sul mio divano, che oggi “rientro” dalle ferie ed è il primo giorno di parassitismo a spese dello Stato, fortuna di cui tu, purtroppo, non puoi neanche godere.

domenica 29 marzo 2020

Domenica 29 marzo, giorno 19, anno 0

È successo di nuovo, esattamente come lo scorso anno, che avessi gli occhi sul telefonino nel preciso momento in cui l’una e cinquantanove diventa un tre senza passare per il due. L’anno scorso mi sembrava un passaggio magico, tanto da farmi scrivere una riga di stronzate che solo allora capivo. 
Stanotte invece quel buco mi sembra tetro.
Questa volta ho paura. Ho paura che tutto quello che c’era prima che il microscopico dio ci facesse un culo così, sia stato ferocemente e definitivamente inghiottito in questo  breve lasso di tempo che, nell’orologio del mio telefono, non è mai esistito.
Il nulla è uno spazio talmente immenso che ci sta un casino di roba.

lunedì 9 marzo 2020

Breve storia mia

 Ciao. Mi chiamo Ale, sono nata il 22 giugno 1972, vivo e lavoro a Genova, sono sposata, mio marito è fidanzato con una donna che mi è molto simpatica e spero un giorno di andare al loro matrimonio, ho una bellissima famiglia numerosa, con 2 fratelli, 1 sorella, 6 annessi e connessi, 1 mamma e 0 papà perché è morto il 22 giugno 2002, avevo un bellissimo gatto di nome Victor con il vizio di svegliarmi di notte per fare la merenda e con il prana nelle zampe che mi manca tanto, ho un compagno strano che ho rubato, che mi porta al mare in inverno e ai concerti in estate e che mi fa ridere, mi fa piangere e mi fa voglia di, la mia casa si chiama “Presso” perché è nelle vicinanze di non so che cosa, ho un figlio che si chiama Edo, che da piccolo chiamava i miei capelli ‘pimamma’ e che da grande mi fa ridere, mi fa piangere e mi fa voglia di vivere, fino a ieri avevo tanta paura di invecchiare ma non lo dicevo a nessuno, oggi boh.

Fine.

giovedì 13 febbraio 2020

About a boy

 Per te ricevere è matematico. Forse è per quello che tu sei bravo mentre io non ci ho mai capito un cazzo.

So cosa vuol dire  litigare con un uomo e stare male. Certo non avevo idea di quanto più male facesse quando quell’uomo è tuo figlio.

È molto molto semplice: l’uomo uscito da me non posso sopportare che sia di merda.

sabato 4 gennaio 2020

Vorrei segarmi ma non posso

A inizio anno sono sempre un po’ depressa. Uso questa parola a cazzo, come la maggior parte delle volte in cui viene usata da chiunque.
Come la maggior parte delle parole che usiamo, così, a cazzo, contestualizzate in modo impertinente solo per fare un po’ di coreografia. Anche dire “a cazzo” è qualcosa di detto a cazzo. Che significato ha? Nessuno. Però si capisce, come penso si capisca cosa intendo quando dico che inizio anno è un’enorme deprimente domenica sera che dura come minimo 10 giorni. Perché tutti a inizio anno siamo sempre un po’ depressi vero? Io volgio conoscere qualcuno che mi dica che a inizio anno è carichissimo e pronto ad accogliere la novità con ottimismo. Voglio conoscerlo avanti, si palesi, che poi lo carico io con una testata.
Così, a cazzo, che fa coreografia.
Buon anno dai,  e ricordatevi di deprimervi per bene prima di iniziare a pedalare con vigore lungo la strada del 2020.