martedì 12 giugno 2018

Fuck the Ace

Non c’è nulla di più romantico di un romantico schifato dal romanticismo.
L’amore inizia sempre un po’ sporco e finisce spesso un po’ slavato, perché quel meraviglioso tessuto si sciupa col candeggio quando si fa a gara a chi ne esce apparentemente più pulito.
Non si smacchia a fondo senza strap come ci volevano far credere negli anni 80. Non è che sbagliamo candeggio, nonna, sbagliamo proprio a candeggiare.
Sarà che, per me,l’amore dovrebbe restare sempre un po’ sporco; più onesto, più vero.
E col tessuto più resistente.

Eh sì, ultimamente mi sento fertile come la merda e un fantasma in questo mondo.


Rjd2, Ghostwriter


domenica 3 giugno 2018

Fuori sincrono

E va beh, dai, sono solo momenti in cui non ci si sente in sincrono con la vita che ci è appartenuta fino a un certo momento, un po’ come i feti sofferenti durante quei pochi secondi prima che l’apnea si trasformi in pianto, o come gli adolescenti scalpitanti e schifati che si apprestano a diventare adulti; ecco quello che sento di essere adesso, un feto sofferente in apnea e un’adolescente attempata, piagnucolante scalpitante e un po’ schifata che si prepara a diventare una vecchia.
C’è sempre una dolorosa nascita prima che il feto diventi bebè, l’adolescente diventi adulto, l’adulto diventi vecchio e il vecchio, un giorno, diventi puro spirito, sempre che venga concesso di arrivarci senza saltare qualche passaggio.
E dopo, provo ad azzardare, lo stesso spirito si riclicla in un paio di orgasmi che si uniscono in un embrione, che poi diventa feto, che poi diventa bebè e via così, come alla fiera dell’est.

Perché la vita è tutta un ciclo perenne di faticose e psicologicamente sconvolgenti fioriture in nuove forme, e ogni utero che la genera non è altro che un minuscolo manicomio con le porte sempre aperte verso il mondo, pronto a sfornare un nuovo e riciclato pazzoide, al quale tocca tutta st’infinita, incredibile e stupefacente rottura di coglioni.









Andata, R. Sakamoto (Async)
Electric Youth Remix e versione originale

domenica 13 maggio 2018

Simmenthal

Non ho nulla da scrivere ma oggi è la festa della mamma e chissà perché ogni anno nel giorno della festa della mamma penso sempre alle rose e alla carne simmenthal, sarà perché c’era una stupida pubblicità della simmental che diceva “grazie mamma”, sarà perché piace tantissimo solo a me, a mia mamma e a mio figlio mentre la maggioranza della gente la schifa, e sarà perché mia mamma me la dava sempre d’estate quando andavamo al mare a Sturla e la dà sempre anche la mamma di mio figlio a mio figlio. 
Con quella addirittura lui ci fa la merenda pomeridiana o lo spuntino notturno mentre gioca con la play. Un alimento sbagliato nel momento sbagliato, ma quanto sentimento a volte si nasconde nelle cose, nei posti, nei momenti e nelle persone sbagliate, eh?, quanto.

Grazie simmenthal che fai schifo al cazzo eppure ci piaci tanto, oggi per me è la tua festa ed è la festa delle rose che non ci sono più.


Depeche Mode, Wrong.

giovedì 3 maggio 2018

Colonne importanti

Io ho vissuto per più di 20 anni tra pareti di cartongesso.
Non sarà il massimo della sensazione di protezione e sicurezza, di isolamento acustico, termico e capacità portante, ma ti abitua a vivere in una condizione di versatilità grazie alla facilità con cui gli elementi possono essere montati, demoliti e poi rimontati (a costi contenuti), e nello stesso tempo ti costringe a valutare sempre il grado di sopportazione di un carico, prima di imporlo alla parete.
Puoi appendere un chiodino con la forza di un paio di colpi dati con il primo oggetto duro che ti capita per le mani quando non trovi il martello, a volte sembra burro, ma naturalmente poi devi fare attenzione a cosa attacchi a quel chiodino.
Una volta, anni fa, un gradito ospite aveva tirato un pugno alla parete che divide la camera da letto dalla sala. Il motivo del pugno era una discussione con un altro gradito ospite su Genoa e Samp; io non ho mai saputo un cazzo di calcio ma sapevo che se avesse voluto, il gradito ospite avrebbe potuto aprirmi un varco tra i due vani, perché il cartongesso è versatile e puoi cambiare facilmente la fisionomia di una casa montando, demolendo e poi rimontando a costi contenuti, il pugno infatti era gratis e il Genoa è la merda.
Nella vita succede di avere poche colonne portanti; sono le nostre certezze, le cose in cui cerchiamo rifugio, conforto e insegnamento, sono alcune persone, o meglio, ciò che alcune persone rappresentano per noi e ciò che noi rappresentiamo per loro.
Io sono abituata a vivere in mezzo al cartongesso, quindi scoprire che quelle poche colonne portanti sono in cartongesso non è poi così sconvolgente. 
Sono tutte colonne versatili, vengono su abbastanza facilmente e sono belle perché ci portano e supportano ma bisogna fare sempre attenzione al carico che ci piantiamo addosso, perché se non c’è una struttura portante adeguata, se non sono di mattone o di cemento o boh - mica sono un geometra - non possono sopportare più di tanto.
Non sono affatto sconvolta di questo limite, ma tant’è mi dispiace che sia andata così, con una delle poche colonne portarti della mia vita quotidiana.
Essa a un certo punto è venuta giù. E non sto parlando di errori che hanno causato la caduta, non sto parlando della violenza di un pugno volontario per affermare la propria supremazia (di pugni violenti che aprono squarci nelle pareti di un’esistenza ne abbiamo dati tutti), sto parlando di carichi involontari, di un chiodino nel burro al quale non è stato appeso solo un quadretto ma un’intera struttura carica di aspettative. 
Però diciamoci la veritá, avrei dovuto essere preparata perché sono più di 20 anni che i muri di casa mia mi spiegano che non c’è nulla di poi così portante, nemmeno le colonne più importanti.

La musica la sceglierò domani.

Ma anche no, probabilmente domani morirò di sonno, visto che domani è oggi da un bel pezzo.

sabato 31 marzo 2018

Risurrezione

Non sapevo se era più la volgia di sorridere o più quella di piangere, negli intermezzi tra un’ondata di rabbia e l’altra in cui avrei spaccato il bicchiere in testa a chiunque mi rivolgesse lo sguardo. C’era un gruppo di tedeschi felici che si facevano i selfie, una coppia che beveva Irish coffee e il loro cagnetto sotto il tavolo, giovani dentro alla Strambata che facevano casino, il mare abbastanza incazzato che sbatteva sulla riva di Boccadasse, una luna opaca e forse piena e io fuori che bevevo il kraken.
C’era ‘sto bicchiere che calava lacrime alcoliche, piangeva lui per me.
Era lo stesso posto dove eravamo andati due anni prima per il mio compleanno, quando le rose e gli altri fiori stavano crescendo nella nostra coppia da poco venuta alla luce del sole e le spine non ci avevano ancora punto.
Ma era più attuale e quasi confortante questo scenario, con la consapevolezza che quando si mette a girare velocissimo l’Amorebello per stare al passo coi tempi, con l’ambiente, con le tentazioni e con la regola dello stare al mondo, l’Amorebello ti fa vedere tutte le sue facce, ti tira fuori le tue e tu non ci capisci più un cazzo, poiché il tuo caos non ha un volto ma il buon senso richiede ordine ed emozioni giuste al momento giusto. 
Quella sera però avevo un mio posto diverso dal solito dove dormire, roba da sentirsi al sicuro proprio, come la brava gente grande e con un’indipendenza certificata, al costo di soli 65 euro.
Era la vigilia di una Pasqua di merda, poteva essere la vigilia di non so che cosa, ma qualcosa doveva per forza essere crocifisso per permettere una risurreziine.
Qualcosa doveva cambiare, nel bene o nel bene, qualunque bene fosse, Amen, che vuol dire Così Sia.

Dopo il kraken mi sarebbe anche piaciuto partecipare a una solenne santa messa pasquale, madre di tutte le veglie col fuoco e tutte le strabenedette madonne liturgiche, ma l’ultimo posto disponibile su booking.com era stato prenotato trentun minuti prima.

Che strana buona Pasqua, amore mio.





Fake Plastic Trees (cover Radiohead, coro femminile)
“If I could be who you wanted, all the time.”

venerdì 23 marzo 2018

Distrazioni

Dice che non riesce a garantire una separazione perfetta.
Dice che i suoi deliri sono solo una distrazione.
Ma senti con che disperazione ti dice “ti amo”.

Distractions, Zero 7

martedì 21 novembre 2017

La mia vita era così apparentemente perfetta che sentivo il bisogno che iniziasse a fare effettivamente schifo.