lunedì 31 dicembre 2018

Come under my wings

Volevo che anche qui ci fosse il tuo regalo fatto di immagini montate su colonna sonora meravigliosa scritta per un film horror che dobbiamo ancora vedere.
L’abbiamo ascoltata mille volte e ogni volta ci chiediamo come possa il malinconico e onirico abbandono di questa ballata accompagnare un film di paura.
Chissà in quale scena sarà.
Ma chi l’ha scritta è un demiurgo di profonde e inaspettate suggestioni, quindi ok, noi ci fidiamo, in fondo la paura può anche suonare le note più dolci e commoventi.
Se poi penso a tutti i miei momenti di felicità di questi tempi - so già che la cosa ti darà assai in culo - non posso ignorare il fatto che nell’attimo stesso in cui nostra signora dei sospiri mi raggiunge e mi travolge, io ho imparato a vedere chiaramente anche la sua faccia opposta e nascosta: quella della paura.
Quando provo felicità, io provo intimamente anche una fottutissima paura che mi paralizza.
E vorrei diventare davvero così piccola da stare tutta sotto un paio di ali, buone o crudeli che siano, basta che mi proteggano. 

Eh oh, son (s)fatta così.



Unmade, Thom Yorke

venerdì 23 novembre 2018

Conversazione immaginaria

L: Sei una persona spregevole

A: Non è vero. Ho fatto una cosa spregevole ma non sono spregevole. Sono due cose diverse

L: Spiegami la differenza

A: Ieri sera ho fatto un pollo, ma non sono un pollo

L: Solo da questa risposta si capisce quanto tu faccia schifo

A: Sì ma il pollo era buono.











domenica 4 novembre 2018

Pillola rossa o pillola blu

Da tempo ormai mi sembra di vivere in una specie di Matrix, un posto finto dove tutto quello che sei convinto sia la realtà è invece una enorme illusione, una favoletta, una bugia. 
Ma non c’è nulla di fantascientifico in tutto questo, non ci sono macchine dominatrici che inviano a nostro cervello immagini virtuali che ci fanno percepire una realtà che in realtà non esiste, siamo semplicemente noi che la ce la creiamo reciprocamente, siamo amici conoscenti parenti amori e amanti programmati per dare l’immagine che vogliamo dare di noi o di chi ci sta vicino.
Le percezioni che ne conseguono sono reali ma ciò che viene spacciato per vero è fittizio.
La realtà è quella che vive nelle teste inaccessibili di ogni individuo, ma fuori da quelle teste esiste solo un mondo distorto.

Ho pensato a questa cosa mentre ero nel paese di sta minchia. È nei piccoli paesi che si manifesta maggiormente la mia cecità e la beffa dell’apparenza, proprio perché ad una prima percezione assolutamente reale sembrano così al limite tra la vita e la morte e immaginare intrecci assurdi di vite in un contesto del genere è quasi impossibile. La distorsione di fatti e persone, nel paese di sta minchia, ha trovato per me il suo più grande esempio.

  • Dove finisce il paese di sta minchia, c’è un parcheggio affacciato sul mare, dove una volta ho scattato delle foto molto belle. Io stanotte sono andata da sola in quel parcheggio, ho ascoltato musica, ho fumato qualche sigaretta, ho respirato l’aria di pace e tranquillità di un paese mezzo morto il sabato notte, ho tirato le somme di quest’ultimo week end e non sono mai uscita dalla macchina perché non volevo andare in nessun altro posto; fosse anche cascato il mondo, mai e poi mai avrei messo piede fuori dalla mia macchina. Dopodiché ho messo in moto e me ne sono andata.
  • Dove la banca di Cherasco fa angolo, nel paese di sta minchia, c’è una stradina molto buia di notte, lì chiunque può  fare tutto quello vuole e nessuno può vederlo. Io stanotte sono uscita dalla macchina posteggiata davanti al mare e sono andata all’imbocco di quella stradina dove ancora il buio non inghiottisce tutte le cose, mi sono tirata giù le braghe e le mutande, ho allargato le gambe, mi sono accucciata e, come una cagna che deve segnare un territorio, ho iniziato a urinare superbamente e lungamente, schizzando piscio sulle pareti della cazzo di Banca di Cherasco e lasciando lì ogni tossina che mi avvelenava. Dopodiché sono tornata al parcheggio che si affaccia sul mare, sono salita in macchina, ho messo in moto e me ne sono andata.

Una delle due versioni è una piccola Matrix.



Erik Truffaz, let me go


mercoledì 29 agosto 2018

< no title >

Il rutto del mio vicino come fosse il grugnito di un cinghiale ha in sé il conforto di un suono domestico.
Mi mancherà tantissimo quando l’inverno chiuderà le nostre finestre e non avrò più la compagnia quotidiana del suo rutto.

Andate affanculo tutti.


domenica 19 agosto 2018

Under the bridge

In mezzo a tutti i credo, non credo, le bestemmie, le preghiere, lo humor nero, i necroselfie, i menefreghismi, le opinioni di presunti esperti, gli insulti, le apologie e gli sciacallaggi, al di lá di tutti i vostri schieramenti politici che fanno anguscia uno più dell’altro, al di là di quell’arcobaleno di colori uniti per far soldi e ucciderci, mi permetto anche io una breve polemica ignorante, sterile e inopportuna.
Avete tutti rotto il cazzo. Pure quelli come me che dicono che avete tutti rotto il cazzo. Ma da tempo eh?, avete rotto il cazzo dall’alto di ‘sto pulpito dei social di merda che dà voce a cervelli che hanno le stesse funzioni fisiologiche di un culo, un pulpito dal quale non si perde l’occasione di farsi la guerra tra poveri sfigati quali siamo, di pontificare, di difendere e legittimare il proprio voto di merda, qualunque esso sia stato.
Ma chi cazzo se ne frega se pensate di aver votato i “giusti”, chi cazzo se ne frega se ai funerali hanno preso gli applausi, ma poi “giusti” per chi? applausi per cosa porcodio? 
Quindi la morale di tutta la tragedia è che l’italia è spaccata in due, tra chi gli rode il culo per gli applausi e chi ci gode del rodimento di culo per gli applausi? È tutto qui il succo?
Facciamo paura, oltre che schifo. E, poni caso che esista, pure a colui che ho appena chiamato porco facciamo paura oltre che schifo. Facciamo schifo ai porci.
Se insieme a quel ponte fosse almeno crollato anche il pulpito sotto il peso dei nostri culi comodi, flaccidi e presuntuosi, ognuno che scoreggia la sua furia apostolica, oggi saremmo tutti più concentrati a “restare umani” e soprattutto uniti. Un cordoglio sincero, un ponte umano come quella belin di pic che vi siete messi sul profilo fb subito dopo la foto di un mohito, un ponte che non si fa sfondare dalla nostra imbarazzante mediocrità nello stare al mondo.
E invece no, pensiamo di stare là in alto senza renderci conto che siamo a sparare cazzate sotto ai resti del ponte della città degli Angeli, dove qualcuno ha dipinto col suo sangue e una banda di vampiri applauditi o fischiati sta lì a berselo on the rocks con la cannuccia.
Per la cronaca, questo era il mio turno sul pulpito eretto su una piazza fortunatamente vuota, perché diciamoci la verità, anche di questa polemica se ne può fare tranquillamente a meno.
E ora ciao, torno giù che soffro di vertigini e mi viene solo da vomitare.



Sometimes I feel like my only friend
is the city I live in, the city of Angels
Lonely as I am, together we cry

14 agosto 2018, Genova Under the Bridge :,


giovedì 9 agosto 2018

Cose scientifiche da sapere


- Il Fenicottero Rosa è rosa perché mangia i gamberetti.
- Il LED è un diodo che emette luce con un tempo di accensione di circa 200 miliardesimi di secondo (ovvero 200 nanosecondi).
- I “Per Sempre” non sono altro che quelle piccole oasi fatte di nanosecondi in cui ci si sente felici  anche solo guardando un fenicottero rosa gonfiabile e un palloncino con i diodi che emettono luce.





Aria sulla quarta corda (J.S. Bach), Toquinho e Nogueira



sabato 4 agosto 2018

Quel maledetto anno del gatto

Oggi alle 5 del mattino ho fatto partire Edo per il suo nono campo scout ovvero la terrificante route spacca gambe del clan. Dal suo metro e novanta, leggermente piegato sotto il peso dello zaino, ha voluto fare il nostro volgarissimo rito apotropaico, dopodiché ha raccomandato a micio Victor detto Il Porco di non fare cazzate, mi ha salutato dignitosamente da uomo navigato ed è partito, lasciando la mia nostalgite coccolata dalla stretta di braccia amorose.
Poche ore dopo, nello studio della Loredana, ho imparato a infilare un aghetto con farfallina nella collottola del Porco e gli ho fatto la sua prima flebo.
Mentre la Loredana mi insegnava a fare la Candy Candy dei gatti, la mia facebookMente ha condiviso un ricordo con me stessa: il primo campo scout di Edo, esattamente 8 anni fa, nell’anno del gatto.
Quando nel mio posticino nascosto dell’epoca scrissi questo:

Lunedì 2 agosto 2010
Ieri ho accompagnato il ragazzino al suo primo campo dei lupetti.
Un tempo la giornata dei genitori era l'ultima, quando si andavano a raccattare le proprie creature sporche e contente.
Quest'anno i capi hanno deciso di fare il cotnrario: giornata dei genitori il primo giorno, poi li molli puliti e scontenti, almeno quelli della leva dei "cuccioli" (alla loro prima esperienza). Il mio è l'unico cucciolo privo di remore o dubbi di rimanere lì senza mamma e papà per 7 giorni.
La giornata dei genitori l'abbiamo aspettata da tempo con entusiasmo.
Però all'ultimo momento io e suo padre abbiamo dovuto prendere la decisione di dividerci: io al campo, lui con micio Aldo per l'ennesimo day hospital, nonostante fosse domenica.
Partiamo con la mia macchinina, lupetto, zaino che pesa più di Akela, zainetto con i panini, buon umore (...) e via.
In macchina io e lui cantiamo, parliamo di come sarà il suo campo e di come sono stati i miei.
Arriviamo alla base dopo poco più di un'ora di macchinina + 15 minuti buoni di downhill a piedi con il suo zaino sulle spalle. Lascio un polmone appeso ad una ragnatela e menomale che ho smesso di fumare tre anni fa.
Il campo Agesci è bellissimo, saranno circa un centinaio tra bambini e ragazzi che pascolano nel pratone che si estende tra le due casette per i più piccoli e le tende per i più grandi.
La giornata è perfetta, il posto è perfetto e la gioia di mio figlio è perfetta.
Quando tutti siamo arrivati, assistiamo al grande cerchio di tutti i gruppi scout, al grande urlo di ogni branco e squadriglia e all'alzabandiera.
Cagate, avrei pensato in condizioni normali. Ma ieri non l'ho pensato. Era perfetto.
Poi solita suddivisione in squadre per il gioco idiota. Più il gioco è idiota e più noi genitori ci divertiamo.

A metà del gioco idiota ricevo una telefonata. E' suo padre.
La telefonata è breve, il tempo di poche parole.
...

Chiudo il mio fantastico motorola nero. Il lupetto mi guarda, io gli sorrido "stai tranquillo, Aldo è dalla veterinaria, piano piano si riprende, ha iniziato anche a mangiare da solo!".
Il lupetto ora si sente in diritto di iniziare il suo campo sereno.
Il gioco idiota continua, io riesco anche a risolvere due indovinelli idioti. I componenti della mia squadra mi lodano e io mi sento una figa idiota.
Prendo il sole nelle guancette, mangio con il lupetto e un'altra famiglia sotto l'ombra di un albero. Io e lui abbiamo due panetti sfigati con la mortadella.
La famiglia con cui mangiamo è messa peggio di noi: pancarrè e mezzo vasetto di nutella (al quale dò una golata anche io). Vedo gente con le borse frigo e gli spaghetti. Vorrei tanto una birra ma mi devo accontentare dell'acqua.
Pisolino sotto l'albero per me e la mamma di Alessio. Bambini e ragazzi in giro, chi gioca a pallone, chi suona la chitarra, forse chi si fa una canna.
Una giornata perfetta.

Il motorola nero squilla ancora un paio di volte dallo studio di Loredana e io sono sempre sorridente.

Assisto anche alla messa all'aperto. Subito ne ho per il belino ma la predica del siculo don Michele è così bella e la giornata è così perfetta che sento il cuore colmo. Addirittura canto i canti che conosco, tanto sono gli stessi di 30 anni fa.
Don Michele dice "allontanate le diversità che esistono tra voi e scambiatevi un fraterno gesto di pace".
Mi giro verso la vicina e le faccio un sorriso a 30 denti + due capsule. Lei ha la faccia secca e non sorride e mentre mi stringe mollemente la mano fa scivolare lentamente i suoi occhi severi sulla mia maglietta un po’ scollata.
Brava - penso - hai colto al volo le parole di don Michele.
La giornata perfetta finisce poco dopo la fine della messa, è l'ora di salutare i nostri bambini. il mio mi abbraccia, mi bacia e mi invade con la sua gioia che è perfetta.
È così che deve essere.
Rimonto per il sentiero, fortunatamente questa volta senza lo zaino, ma essendo in salita lascio anche l'altro polmone.
Arrivata al parcheggio saluto i genitori di Alessio e salgo in macchinina.
E lì, in solitudine, posso finalmente piangere fino a disidratarmi.

Stamattina, dopo aver fatto la cosa giusta, lo abbiamo portato all'ombra di un albero del bosco davanti a casa nostra.
L'albero si può vedere dal balcone.
È il posto perfetto.


Fine del ricordo. Flebo al Porco andata a buon fine. 
Ha detto Edo di non fare cazzate, quindi vedi di comportarti a modo. 
Ora torniamo dalle braccia amorose.



Al Stewart, Year of the cat


Post scriptum 7/8/18
Beh, il mattino arriva e tu sei ancora con lei, il bus e i turisti se ne sono andati e tu hai buttato via la tua possibilità e hai perso il tuo biglietto, quindi sei costretto a restare.
Ma il forte battito del tamburo della notte rimane nel ritmo del nuovo giorno.
Sai che qualche volta sei in procinto di lasciarla ma per ora resterai
nell'anno del gatto.