martedì 2 dicembre 2014

La Frana

Volevo fare un post sulla frana del mio quartiere che tiene isolate 300 famiglie, visto che ci sono in mezzo ed è una situazione che mi sta angosciando tanto.
Volevo farlo divertente, visto che ridere mentre scrivo è terapeutico.
L'avrei fatto bellissimo, se l'avessi scritto al tempo in cui ero capace.
Avrei riso un sacco, avrei pianto un po'.
Ma non mi viene più.
Sarà perché qui nel quartiere, l'unica vera frana sono io, che tengo isolata una sola famiglia.
La mia.
Da me.
Ma almeno questa è una situazione che, ormai, non mi angoscia più di tanto.

Purtroppo, risolvere il problema della Frana del mio quartiere e dei danni causati non sarà un'impresa facile e non è detto che i responsabili di questo danno siano in grado di farsi carico di un onere di tali proporzioni.




In a manner of speaking - Nouvelle Vague

giovedì 15 maggio 2014

La Rosa e il Silenzio

L'altro ieri ho comprato una bella rosa a gambo lungo solo per fotografarla.
L'ho comprata bianca, che significa "il silenzio".
Le ho fatto così tanti scatti, mentre il gatto cercava di strapparmela via a zampate sul gambo, che alla poverina devo aver accelerato il processo di sfioritura.

Poi, quando ho finito di farla posare per la mia macchina fotografica, ho aspettato che la notte facesse addormentare mio figlio e sono uscita per portarla da chi poteva offrirle un passaggio verso il paradiso.
Infatti ora lei sta là, nel giardino della Madre di tutte le rose e di tutte le cose,
Colei che, come ogni madre, dicono viva silenziosamente al tuo fianco per ricordarti che si può diventare chiunque, ma figli lo si resta per sempre.

Quando, con un paio di sculacciate, ha capito che la rosa bianca non poteva averla, il gatto si è mangiato i lacci delle mie scarpe da ginnastica.

Ed io, purtroppo, non ho potuto fare altro che stare in silenzio.







Contemplation Rose - Van Morrison

martedì 25 febbraio 2014

Di certi luoghi

Certi luoghi possono diventare un Tempio.

La Madonna del Monte, quando c'è la neve e non si va a scuola.
La casa di Paola, tabernacolo di un Dio che devo aver messo da qualche parte ma non ricordo più dove.
Le stazioni dove si sussurrano quegli arrivederci che sono inconsapevoli di essere degli addii.
La spalla rotta dove si abbandona il mio pianto.
Un cortile con un ulivo al centro.
Una scatola di legno colma di tea.
La spiaggia di Voltri alle sette di sera di tanti martedì invernali.
Il mio cesso.
La strada di mattoncini rossi che porta verso casa, quando piove, c'è il vento e mia sorella mi tiene la mano stretta per non farmi volare via.
Una taverna piena di vini.
Le ginocchia piatte di mio figlio sulle quali mi addormento guardando la televisione.
Un letto d'ospedale.
I letti che non disferò più.
La mia fica, il mio utero e la mia pancia tutta.
Il mio blog trascurato.
La scatola nera chiusa dentro una maschera dorata.


Pia - Cousteau