lunedì 31 dicembre 2018

Come under my wings

Volevo che anche qui ci fosse il tuo regalo fatto di immagini montate su colonna sonora meravigliosa scritta per un film horror che dobbiamo ancora vedere.
L’abbiamo ascoltata mille volte e ogni volta ci chiediamo come possa il malinconico e onirico abbandono di questa ballata accompagnare un film di paura.
Chissà in quale scena sarà.
Ma chi l’ha scritta è un demiurgo di profonde e inaspettate suggestioni, quindi ok, noi ci fidiamo, in fondo la paura può anche suonare le note più dolci e commoventi.
Se poi penso a tutti i miei momenti di felicità di questi tempi - so già che la cosa ti darà assai in culo - non posso ignorare il fatto che nell’attimo stesso in cui nostra signora dei sospiri mi raggiunge e mi travolge, io ho imparato a vedere chiaramente anche la sua faccia opposta e nascosta: quella della paura.
Quando provo felicità, io provo intimamente anche una fottutissima paura che mi paralizza.
E vorrei diventare davvero così piccola da stare tutta sotto un paio di ali, buone o crudeli che siano, basta che mi proteggano. 

Eh oh, son (s)fatta così.



Unmade, Thom Yorke

venerdì 23 novembre 2018

Conversazione immaginaria

L: Sei una persona spregevole

A: Non è vero. Ho fatto una cosa spregevole ma non sono spregevole. Sono due cose diverse

L: Spiegami la differenza

A: Ieri sera ho fatto un pollo, ma non sono un pollo

L: Solo da questa risposta si capisce quanto tu faccia schifo

A: Sì ma il pollo era buono.











domenica 4 novembre 2018

Pillola rossa o pillola blu

Da tempo ormai mi sembra di vivere in una specie di Matrix, un posto finto dove tutto quello che sei convinto sia la realtà è invece una enorme illusione, una favoletta, una bugia. 
Ma non c’è nulla di fantascientifico in tutto questo, non ci sono macchine dominatrici che inviano a nostro cervello immagini virtuali che ci fanno percepire una realtà che in realtà non esiste, siamo semplicemente noi che la ce la creiamo reciprocamente, siamo amici conoscenti parenti amori e amanti programmati per dare l’immagine che vogliamo dare di noi o di chi ci sta vicino.
Le percezioni che ne conseguono sono reali ma ciò che viene spacciato per vero è fittizio.
La realtà è quella che vive nelle teste inaccessibili di ogni individuo, ma fuori da quelle teste esiste solo un mondo distorto.

Ho pensato a questa cosa mentre ero nel paese di sta minchia. È nei piccoli paesi che si manifesta maggiormente la mia cecità e la beffa dell’apparenza, proprio perché ad una prima percezione assolutamente reale sembrano così al limite tra la vita e la morte e immaginare intrecci assurdi di vite in un contesto del genere è quasi impossibile. La distorsione di fatti e persone, nel paese di sta minchia, ha trovato per me il suo più grande esempio.

  • Dove finisce il paese di sta minchia, c’è un parcheggio affacciato sul mare, dove una volta ho scattato delle foto molto belle. Io stanotte sono andata da sola in quel parcheggio, ho ascoltato musica, ho fumato qualche sigaretta, ho respirato l’aria di pace e tranquillità di un paese mezzo morto il sabato notte, ho tirato le somme di quest’ultimo week end e non sono mai uscita dalla macchina perché non volevo andare in nessun altro posto; fosse anche cascato il mondo, mai e poi mai avrei messo piede fuori dalla mia macchina. Dopodiché ho messo in moto e me ne sono andata.
  • Dove la banca di Cherasco fa angolo, nel paese di sta minchia, c’è una stradina molto buia di notte, lì chiunque può  fare tutto quello vuole e nessuno può vederlo. Io stanotte sono uscita dalla macchina posteggiata davanti al mare e sono andata all’imbocco di quella stradina dove ancora il buio non inghiottisce tutte le cose, mi sono tirata giù le braghe e le mutande, ho allargato le gambe, mi sono accucciata e, come una cagna che deve segnare un territorio, ho iniziato a urinare superbamente e lungamente, schizzando piscio sulle pareti della cazzo di Banca di Cherasco e lasciando lì ogni tossina che mi avvelenava. Dopodiché sono tornata al parcheggio che si affaccia sul mare, sono salita in macchina, ho messo in moto e me ne sono andata.

Una delle due versioni è una piccola Matrix.



Erik Truffaz, let me go


martedì 25 settembre 2018

Dentro e fuori

 Ok meglio così. 

Pensa che lo avevo fatto anche io pensando alle cose che avevi fatto ed era venuto più alto. Provabilmte è vero che sono prevenuta e sicuramente lo staff ha toppato clamorosamente m. Lo staff mi aveva detto che questa volta se me la fossi sentita avrei potuto o dovuto  dirti questa cosa, perché riguardava te direttamente e di conseguenza il nostro rapporto, per avere una base di partenza su cui lavorare tu, pur continuando io a lavorare sulle mie ossessioni, sui miei comportamenti schifidi e scardinare i miei blocchi emotivi. Ho passato questi giorni da quando ci sono andata con l’ansia di dovertelo dire e combattuta se farlo o no perché sapevo che poteva essere anche molto controproducente. Poi da qualche giorno  mi è rimontato tutto e ho deciso di dirtelo. Si, perché quando la panna acida mi monta in testa e non lascia spazio all’ossigeno, ho bisogno di scaricarti un po’ di detriti che mi porto addosso, visto che sono detriti di entrambi. 

Alla fine però metto problemi su problemi, pensieri su pensieri, stress su stress. Forse la scelta di tenermi almeno sta cosa per me forse sarebbe stata la più saggia.

Così come la via più semplice sarebbe veramente chiuderla qui, e ognuno per la sua strada. 

Si ripartirebbe da zero, tabula rasa per entrambi, due fogli bianchi, magari con un bagaglietto di insegnamenti in più, così come le storie con R. e L. ci hanno lasciato, oltre che due giovani anime, qualche insegnamento per essere persone migliori e più consapevoli di ciò che vogliamo e possiamo dare e ciò che vorremmo ricevere, anche la nostra pur essendo stata sterile di anime, dovrebbe averci fatto crescere. Alla fine, te lo giuro, non so quanto necessario sia un tuo percorso, e non so nemmeno quanto aiuto proporrebbe dare a noi. Temo anzi che questa cosa rischi di aumentare il desiderio di fuga. Perche fuori da qui, fuori da noi due, c’è per forza di cose più leggerezza e benessere rispetto alla pesantezza che si è creata dentro, e basterebbe allungare una mano per prenderla. Fuori da noi, è la via più semplice per star meglio, e magari essere persone migliori viene più naturale e spontaneo, senza bisogno di stressarsi e torturarsi ulteriormente.

mercoledì 29 agosto 2018

< no title >

Il rutto del mio vicino come fosse il grugnito di un cinghiale ha in sé il conforto di un suono domestico.
Mi mancherà tantissimo quando l’inverno chiuderà le nostre finestre e non avrò più la compagnia quotidiana del suo rutto.

Andate affanculo tutti.


domenica 19 agosto 2018

Under the bridge

In mezzo a tutti i credo, non credo, le bestemmie, le preghiere, lo humor nero, i necroselfie, i menefreghismi, le opinioni di presunti esperti, gli insulti, le apologie e gli sciacallaggi, al di lá di tutti i vostri schieramenti politici che fanno anguscia uno più dell’altro, al di là di quell’arcobaleno di colori uniti per far soldi e ucciderci, mi permetto anche io una breve polemica ignorante, sterile e inopportuna.
Avete tutti rotto il cazzo. Pure quelli come me che dicono che avete tutti rotto il cazzo. Ma da tempo eh?, avete rotto il cazzo dall’alto di ‘sto pulpito dei social di merda che dà voce a cervelli che hanno le stesse funzioni fisiologiche di un culo, un pulpito dal quale non si perde l’occasione di farsi la guerra tra poveri sfigati quali siamo, di pontificare, di difendere e legittimare il proprio voto di merda, qualunque esso sia stato.
Ma chi cazzo se ne frega se pensate di aver votato i “giusti”, chi cazzo se ne frega se ai funerali hanno preso gli applausi, ma poi “giusti” per chi? applausi per cosa porcodio? 
Quindi la morale di tutta la tragedia è che l’italia è spaccata in due, tra chi gli rode il culo per gli applausi e chi ci gode del rodimento di culo per gli applausi? È tutto qui il succo?
Facciamo paura, oltre che schifo. E, poni caso che esista, pure a colui che ho appena chiamato porco facciamo paura oltre che schifo. Facciamo schifo ai porci.
Se insieme a quel ponte fosse almeno crollato anche il pulpito sotto il peso dei nostri culi comodi, flaccidi e presuntuosi, ognuno che scoreggia la sua furia apostolica, oggi saremmo tutti più concentrati a “restare umani” e soprattutto uniti. Un cordoglio sincero, un ponte umano come quella belin di pic che vi siete messi sul profilo fb subito dopo la foto di un mohito, un ponte che non si fa sfondare dalla nostra imbarazzante mediocrità nello stare al mondo.
E invece no, pensiamo di stare là in alto senza renderci conto che siamo a sparare cazzate sotto ai resti del ponte della città degli Angeli, dove qualcuno ha dipinto col suo sangue e una banda di vampiri applauditi o fischiati sta lì a berselo on the rocks con la cannuccia.
Per la cronaca, questo era il mio turno sul pulpito eretto su una piazza fortunatamente vuota, perché diciamoci la verità, anche di questa polemica se ne può fare tranquillamente a meno.
E ora ciao, torno giù che soffro di vertigini e mi viene solo da vomitare.



Sometimes I feel like my only friend
is the city I live in, the city of Angels
Lonely as I am, together we cry

14 agosto 2018, Genova Under the Bridge :,


giovedì 9 agosto 2018

Cose scientifiche da sapere


- Il Fenicottero Rosa è rosa perché mangia i gamberetti.
- Il LED è un diodo che emette luce con un tempo di accensione di circa 200 miliardesimi di secondo (ovvero 200 nanosecondi).
- I “Per Sempre” non sono altro che quelle piccole oasi fatte di nanosecondi in cui ci si sente felici  anche solo guardando un fenicottero rosa gonfiabile e un palloncino con i diodi che emettono luce.





Aria sulla quarta corda (J.S. Bach), Toquinho e Nogueira



sabato 4 agosto 2018

Quel maledetto anno del gatto

Oggi alle 5 del mattino ho fatto partire Edo per il suo nono campo scout ovvero la terrificante route spacca gambe del clan. Dal suo metro e novanta, leggermente piegato sotto il peso dello zaino, ha voluto fare il nostro volgarissimo rito apotropaico, dopodiché ha raccomandato a micio Victor detto Il Porco di non fare cazzate, mi ha salutato dignitosamente da uomo navigato ed è partito, lasciando la mia nostalgite coccolata dalla stretta di braccia amorose.
Poche ore dopo, nello studio della Loredana, ho imparato a infilare un aghetto con farfallina nella collottola del Porco e gli ho fatto la sua prima flebo.
Mentre la Loredana mi insegnava a fare la Candy Candy dei gatti, la mia facebookMente ha condiviso un ricordo con me stessa: il primo campo scout di Edo, esattamente 8 anni fa, nell’anno del gatto.
Quando nel mio posticino nascosto dell’epoca scrissi questo:

Lunedì 2 agosto 2010
Ieri ho accompagnato il ragazzino al suo primo campo dei lupetti.
Un tempo la giornata dei genitori era l'ultima, quando si andavano a raccattare le proprie creature sporche e contente.
Quest'anno i capi hanno deciso di fare il cotnrario: giornata dei genitori il primo giorno, poi li molli puliti e scontenti, almeno quelli della leva dei "cuccioli" (alla loro prima esperienza). Il mio è l'unico cucciolo privo di remore o dubbi di rimanere lì senza mamma e papà per 7 giorni.
La giornata dei genitori l'abbiamo aspettata da tempo con entusiasmo.
Però all'ultimo momento io e suo padre abbiamo dovuto prendere la decisione di dividerci: io al campo, lui con micio Aldo per l'ennesimo day hospital, nonostante fosse domenica.
Partiamo con la mia macchinina, lupetto, zaino che pesa più di Akela, zainetto con i panini, buon umore (...) e via.
In macchina io e lui cantiamo, parliamo di come sarà il suo campo e di come sono stati i miei.
Arriviamo alla base dopo poco più di un'ora di macchinina + 15 minuti buoni di downhill a piedi con il suo zaino sulle spalle. Lascio un polmone appeso ad una ragnatela e menomale che ho smesso di fumare tre anni fa.
Il campo Agesci è bellissimo, saranno circa un centinaio tra bambini e ragazzi che pascolano nel pratone che si estende tra le due casette per i più piccoli e le tende per i più grandi.
La giornata è perfetta, il posto è perfetto e la gioia di mio figlio è perfetta.
Quando tutti siamo arrivati, assistiamo al grande cerchio di tutti i gruppi scout, al grande urlo di ogni branco e squadriglia e all'alzabandiera.
Cagate, avrei pensato in condizioni normali. Ma ieri non l'ho pensato. Era perfetto.
Poi solita suddivisione in squadre per il gioco idiota. Più il gioco è idiota e più noi genitori ci divertiamo.

A metà del gioco idiota ricevo una telefonata. E' suo padre.
La telefonata è breve, il tempo di poche parole.
...

Chiudo il mio fantastico motorola nero. Il lupetto mi guarda, io gli sorrido "stai tranquillo, Aldo è dalla veterinaria, piano piano si riprende, ha iniziato anche a mangiare da solo!".
Il lupetto ora si sente in diritto di iniziare il suo campo sereno.
Il gioco idiota continua, io riesco anche a risolvere due indovinelli idioti. I componenti della mia squadra mi lodano e io mi sento una figa idiota.
Prendo il sole nelle guancette, mangio con il lupetto e un'altra famiglia sotto l'ombra di un albero. Io e lui abbiamo due panetti sfigati con la mortadella.
La famiglia con cui mangiamo è messa peggio di noi: pancarrè e mezzo vasetto di nutella (al quale dò una golata anche io). Vedo gente con le borse frigo e gli spaghetti. Vorrei tanto una birra ma mi devo accontentare dell'acqua.
Pisolino sotto l'albero per me e la mamma di Alessio. Bambini e ragazzi in giro, chi gioca a pallone, chi suona la chitarra, forse chi si fa una canna.
Una giornata perfetta.

Il motorola nero squilla ancora un paio di volte dallo studio di Loredana e io sono sempre sorridente.

Assisto anche alla messa all'aperto. Subito ne ho per il belino ma la predica del siculo don Michele è così bella e la giornata è così perfetta che sento il cuore colmo. Addirittura canto i canti che conosco, tanto sono gli stessi di 30 anni fa.
Don Michele dice "allontanate le diversità che esistono tra voi e scambiatevi un fraterno gesto di pace".
Mi giro verso la vicina e le faccio un sorriso a 30 denti + due capsule. Lei ha la faccia secca e non sorride e mentre mi stringe mollemente la mano fa scivolare lentamente i suoi occhi severi sulla mia maglietta un po’ scollata.
Brava - penso - hai colto al volo le parole di don Michele.
La giornata perfetta finisce poco dopo la fine della messa, è l'ora di salutare i nostri bambini. il mio mi abbraccia, mi bacia e mi invade con la sua gioia che è perfetta.
È così che deve essere.
Rimonto per il sentiero, fortunatamente questa volta senza lo zaino, ma essendo in salita lascio anche l'altro polmone.
Arrivata al parcheggio saluto i genitori di Alessio e salgo in macchinina.
E lì, in solitudine, posso finalmente piangere fino a disidratarmi.

Stamattina, dopo aver fatto la cosa giusta, lo abbiamo portato all'ombra di un albero del bosco davanti a casa nostra.
L'albero si può vedere dal balcone.
È il posto perfetto.


Fine del ricordo. Flebo al Porco andata a buon fine. 
Ha detto Edo di non fare cazzate, quindi vedi di comportarti a modo. 
Ora torniamo dalle braccia amorose.



Al Stewart, Year of the cat


Post scriptum 7/8/18
Beh, il mattino arriva e tu sei ancora con lei, il bus e i turisti se ne sono andati e tu hai buttato via la tua possibilità e hai perso il tuo biglietto, quindi sei costretto a restare.
Ma il forte battito del tamburo della notte rimane nel ritmo del nuovo giorno.
Sai che qualche volta sei in procinto di lasciarla ma per ora resterai
nell'anno del gatto.

giovedì 12 luglio 2018

Ciccia

 Ma in effetti il focus è un altro, io faccio sti teatrini ridicoli e metto bocca su quelli che in effetti sono cazzi solo suoi, ma il problema è che in tutto questo lei detta le regole di come devi condurre la tua vita privata, cioè io passo per la merda ma è anche lei che mette bocca in cazzi che non sarebbero più suoi. 


Che sarebbe da dirle CICCIA, va bene pensare soprattutto al lavoro perché hai avuto la promozione e i capi storcono il naso eccetera eccetera ma la devi finire di  fare le tue sacrosante scelte personali che coinvolgono anche ale e poi rompere il cazzo su come devo condurre la vita privata mia quando sono con ale, ma proprio così le dovresti dire CICCIA. È la mia vita ora basta cagare il cazzo con insulti e minacce eccetera.


Ecco il punto. Perché io mi dico, ma porca troia io sono arrivata all’esasperazuone con R. e non temo di dirgli più un cazzo, evidentemente tu invece sei molto più esasperato di me che ti sfrangio i colgioni con le mie cazzate di quanto non ti esasperi L. che da due anni e mezzo ti detta le regole della tua vita e decide cosa puoi fare e cosa no? Ma non ti sei rotto i coglioni anche di quello? Non ti viene volgia di urlarle CICCIA??? Ma ti pare che abbia un senso?


martedì 12 giugno 2018

Fuck the Ace

Non c’è nulla di più romantico di un romantico schifato dal romanticismo.
L’amore inizia sempre un po’ sporco e finisce spesso un po’ slavato, perché quel meraviglioso tessuto si sciupa col candeggio quando si fa a gara a chi ne esce apparentemente più pulito.
Non si smacchia a fondo senza strap come ci volevano far credere negli anni 80. Non è che sbagliamo candeggio, nonna, sbagliamo proprio a candeggiare.
Sarà che, per me,l’amore dovrebbe restare sempre un po’ sporco; più onesto, più vero.
E col tessuto più resistente.

Eh sì, ultimamente mi sento fertile come la merda e un fantasma in questo mondo.


Rjd2, Ghostwriter


venerdì 8 giugno 2018

Te lo dico qui

 E infatti con la penultima tua affermazione riguardo ad Ale si apre un altro capitolo immenso che sebbene di fatto appartenga solo ed esclusivamente a te e L., è ovviamente parte integrante del nostro libro, perché è collegato a noi sia per le radici che ha che per le conseguenze che noi comportiamo. Quando parlavo della tua sfera personale e complicatissima mi riferivo soprattutto a questo. Ieri parlavamo di progressivi e più o meno lievi peggioramenti partiti naturalmente dalla separazione tuttora non accettata e poi continuati con il tempo, con il percorso di psicoterapia e magari anche con le ultime rivelazioni, e la cosa non può essere ignorata ne da voi ne tantomeno da me, perché Coso è la tua vita e indirettamente e in maniera “platonica” diciamo : ) anche parte della mia.

Ma qui si brancola ancora di più nel buio, ci sono veramente poche considerazioni da fare, almeno per quanto mi riguarda.

Ciò che mi chiedo è fino a che punto sia possibile in effetti per un bambino accettare una separazione che prima di tutto non è stata ancora accettata e metabolizzata da uno dei due genitori. Credo che al di là di tutto la fortuna di Edo sia stata viverla sapendo che ad un certo punto e anche abbastanza in fretta entrambi i genitori erano convinti che fosse giusto così. Il che ha aiutato non poco. Inoltre mettici il  fatto che Edo non ha subito spostamenti logistici e cambiamenti improvvisi nel suo modo di vivere. O la mamma o il papà ci sono (chi più chi meno :), e sono nella stessa casa di sempre. Situazione schifa per me, ma di sicuro ha aiutato tantissimo edo a superare la cosa e col tempo anche ad accettare i compagni dei rispettivi. Viste queste due grandissime differenze c’è poco da stupirsi se il percorso di ale è ancora così in salita e non si vede la discesa.

Io non so assolutamente che genere di ragionamenti farei se fossi nei vostri panni per cercare di fargli iniziare una discesa, è molto difficile parlare senza esserci in mezzo. Ma so solo che se per un motivo o per l’altro uno dei due non trovasse la forza di accettare ciò che è successo per dare la forza a lui di accettarlo a sua volta, e se notassi che col tempo la strada invece di scendere o rimanere uguale, fosse ancora di più in salita rispetto all’inizio o a prima della separazione, allora ti dico che il pensierino di rimettere un attimo in discussione tutto a me sfiorerebbe, lo ammetto e te lo dico con il cuore spezzato ma sincero.

Chiaro che è un pensiero assurdi che nemmeno prende in considerazione il volere dell’altra parte, ma lo avrei lo stesso, forse come assurdo tentativo di pensare a tutte le soluzioni possibili.

Si brancola nel buio. 

Avrei tanta volgia di luce e di reset. Per noi e per lui :,

lunedì 4 giugno 2018

Fuori sincrono

E va beh, dai, sono solo momenti in cui non ci si sente in sincrono con la vita che ci è appartenuta fino a un certo momento, un po’ come i feti sofferenti durante quei pochi secondi prima che l’apnea si trasformi in pianto, o come gli adolescenti scalpitanti e schifati che si apprestano a diventare adulti; ecco quello che sento di essere adesso, un feto sofferente in apnea e un’adolescente attempata, piagnucolante scalpitante e un po’ schifata che si prepara a diventare una vecchia.
C’è sempre una dolorosa nascita prima che il feto diventi bebè, l’adolescente diventi adulto, l’adulto diventi vecchio e il vecchio, un giorno, diventi puro spirito, sempre che venga concesso di arrivarci senza saltare qualche passaggio.
E dopo, provo ad azzardare, lo stesso spirito si riclicla in un paio di orgasmi che si uniscono in un embrione, che poi diventa feto, che poi diventa bebè e via così, come alla fiera dell’est.

Perché la vita è tutta un ciclo perenne di faticose e psicologicamente sconvolgenti fioriture in nuove forme, e ogni utero che la genera non è altro che un minuscolo manicomio con le porte sempre aperte verso il mondo, pronto a sfornare un nuovo e riciclato pazzoide, al quale tocca tutta st’infinita, incredibile e stupefacente rottura di coglioni.









Andata, R. Sakamoto (Async)
Electric Youth Remix e versione originale

domenica 3 giugno 2018

La complessata

 L’altra notte non hai scritto tutto invano come mi hai detto ieri.

Semplicemente non ho da aggiungere o obiettare su nulla. 

Mi hai scritto con il cuore in mano e io col cuore in mano ho letto.

Provo vergogna se penso che alla fine è vero, non sono riuscita a cancellare quel fatto e questa è una cosa brutta tanto quanto il fatto stesso. Porto dentro rancore, col tempo ho fatto in modo che si assopisse, che si riducesse ai minimi termini perché so bene che il suo peso è un infinitesimo del peso che ha tutto quello che abbiamo vissuto insieme, sia prima che dopo, nell’arco di questi tre anni. 

Ma nonostante tutto a volte si sveglia e si fa mostro enorme che io non riesco a controllare, perché di base comunque ho addosso una personalità problematica che nulla c’entra con il fatto. C’è sempre stata. 

Possiamo sviscerare questa cosa ancora e ancora, e diremmo sempre le stesse cose ogni volta che ci torniamo sopra. A volte tu dici che col senno di poi io avrei dovuto lasciarti subito piuttosto che farti subire angherie e ciclicamente stare così male io, ma il senno di poi non esiste se non nel “poi”, ed è assurdo tirarlo fuori. Io non sapevo come avrei reagito nel tempo, come non lo avresti saputo tu, per questo credo che, anche se tu affermi il contrario, nemmeno tu mi avresti lasciata seduta stante se i ruoli fossero stati invertiti. Non ci credo.

Ora però la situazione che viviamo è questa. Tu hai fatto una svolta ossia non cascare più nella tentazione o chiamiamola come vuoi. Io cancellare completamente è una svolta che nonostante sforzi immensi e faticosi, non riesco a fare del tutto. Ed è un continuo ciclico riversamento di merda, dove la mia persona ne esce da vittima che è stata per quel fatto a carnefice per la paura fottutissima di rivivere quell’esperienza.

Riguardo al resto, sicuramente in questi due anni e mezzo (ossia da quando siamo venuti alla luce) ho sentito molto il peso di essere tra i due qiella che non avrà mai uno straccio di redenzione, diciamo così. E per questo di non aver avuto diritto di fare un percorso sereno e naturale per poter far parte completamente della tua vita, perché tutto sta scorrendo tramite sensi di colpa irrisolvibili, paure, previsioni di scenari apocalittici, calunnie sul mio conto eccetera. A volte ho la presunzione di pensare che allo stato attuale tra i sei elementi coinvolti in tutta questa storia, quello che sta pagando di più è prima di tutto Ale, e in seconda battuta io. Lo so e lo ribadisco che è un pensiero presuntuoso, ma intendo allo stato attuale. Non sto sminuendo ciò che ha dovuto pagare L., L. ha pagato con il sangue e con la sua fiducia nei confronti del prossimo e ha perso l’uomo che amava ma che non desiderava più condividere la vita con lei, e quindi era una cosa inevitabile, devastante ma inevitabile come un milione di altre storie simili. 

E non sminuisco nemmeno ciò che stai pagando tu. Ma quantomeno col tempo e con le circostanze per te si è un po’  affievolito il sapore del torto che abbiamo inflitto. Lo hai sempre molto forte, ma hai meno odio da portare addosso.

Quello che sta tutt’ora pagando Ale invece dovrebbe essere ormai evitabile. E quello che sto  pagato io, dovrebbe terminare a un certo punto della nostra vita. Io ho ancora un sacco di odio intorno, tantissimo e tangibilissimo. Arrivo dopo un po’ a non poterne veramnte più di vivere davanti allo specchio che mi rimanda l’immagine di quello che ho fatto e per questo a non sentirmi mai del tutto in diritto di nulla, anzi, a sentirmi una stronza prepotente se desidero liberarmi da questa invisibile gogna.

È tutto molto complesso così come sto diventando io troppo complessa e complessata e ormai impossibile da vivermi a fianco.

Non so se le cose che ho scritto sono riuscite ad esprimere quello che ho dentro, è probabile che ti facciano venire ulteriormente il nervoso perché magari penserai che io non sono stata comprensiva ed empatica verso quella che è invece tutta la tua personale sfera e il tuo mondo altrettanto complesso.

Non è così. 

Ho solo provato a parlare di me mettendo sul piatto tutto quello che provo.

domenica 13 maggio 2018

Simmenthal

Non ho nulla da scrivere ma oggi è la festa della mamma e chissà perché ogni anno nel giorno della festa della mamma penso sempre alle rose e alla carne simmenthal, sarà perché c’era una stupida pubblicità della simmental che diceva “grazie mamma”, sarà perché piace tantissimo solo a me, a mia mamma e a mio figlio mentre la maggioranza della gente la schifa, e sarà perché mia mamma me la dava sempre d’estate quando andavamo al mare a Sturla e la dà sempre anche la mamma di mio figlio a mio figlio. 
Con quella addirittura lui ci fa la merenda pomeridiana o lo spuntino notturno mentre gioca con la play. Un alimento sbagliato nel momento sbagliato, ma quanto sentimento a volte si nasconde nelle cose, nei posti, nei momenti e nelle persone sbagliate, eh?, quanto.

Grazie simmenthal che fai schifo al cazzo eppure ci piaci tanto, oggi per me è la tua festa ed è la festa delle rose che non ci sono più.


Depeche Mode, Wrong.

giovedì 3 maggio 2018

Colonne importanti

Io ho vissuto per più di 20 anni tra pareti di cartongesso.
Non sarà il massimo della sensazione di protezione e sicurezza, di isolamento acustico, termico e capacità portante, ma ti abitua a vivere in una condizione di versatilità grazie alla facilità con cui gli elementi possono essere montati, demoliti e poi rimontati (a costi contenuti), e nello stesso tempo ti costringe a valutare sempre il grado di sopportazione di un carico, prima di imporlo alla parete.
Puoi appendere un chiodino con la forza di un paio di colpi dati con il primo oggetto duro che ti capita per le mani quando non trovi il martello, a volte sembra burro, ma naturalmente poi devi fare attenzione a cosa attacchi a quel chiodino.
Una volta, anni fa, un gradito ospite aveva tirato un pugno alla parete che divide la camera da letto dalla sala. Il motivo del pugno era una discussione con un altro gradito ospite su Genoa e Samp; io non ho mai saputo un cazzo di calcio ma sapevo che se avesse voluto, il gradito ospite avrebbe potuto aprirmi un varco tra i due vani, perché il cartongesso è versatile e puoi cambiare facilmente la fisionomia di una casa montando, demolendo e poi rimontando a costi contenuti, il pugno infatti era gratis e il Genoa è la merda.
Nella vita succede di avere poche colonne portanti; sono le nostre certezze, le cose in cui cerchiamo rifugio, conforto e insegnamento, sono alcune persone, o meglio, ciò che alcune persone rappresentano per noi e ciò che noi rappresentiamo per loro.
Io sono abituata a vivere in mezzo al cartongesso, quindi scoprire che quelle poche colonne portanti sono in cartongesso non è poi così sconvolgente. 
Sono tutte colonne versatili, vengono su abbastanza facilmente e sono belle perché ci portano e supportano ma bisogna fare sempre attenzione al carico che ci piantiamo addosso, perché se non c’è una struttura portante adeguata, se non sono di mattone o di cemento o boh - mica sono un geometra - non possono sopportare più di tanto.
Non sono affatto sconvolta di questo limite, ma tant’è mi dispiace che sia andata così, con una delle poche colonne portarti della mia vita quotidiana.
Essa a un certo punto è venuta giù. E non sto parlando di errori che hanno causato la caduta, non sto parlando della violenza di un pugno volontario per affermare la propria supremazia (di pugni violenti che aprono squarci nelle pareti di un’esistenza ne abbiamo dati tutti), sto parlando di carichi involontari, di un chiodino nel burro al quale non è stato appeso solo un quadretto ma un’intera struttura carica di aspettative. 
Però diciamoci la veritá, avrei dovuto essere preparata perché sono più di 20 anni che i muri di casa mia mi spiegano che non c’è nulla di poi così portante, nemmeno le colonne più importanti.

La musica la sceglierò domani.

Ma anche no, probabilmente domani morirò di sonno, visto che domani è oggi da un bel pezzo.

sabato 31 marzo 2018

Risurrezione

Non sapevo se era più la volgia di sorridere o più quella di piangere, negli intermezzi tra un’ondata di rabbia e l’altra in cui avrei spaccato il bicchiere in testa a chiunque mi rivolgesse lo sguardo. C’era un gruppo di tedeschi felici che si facevano i selfie, una coppia che beveva Irish coffee e il loro cagnetto sotto il tavolo, giovani dentro alla Strambata che facevano casino, il mare abbastanza incazzato che sbatteva sulla riva di Boccadasse, una luna opaca e forse piena e io fuori che bevevo il kraken.
C’era ‘sto bicchiere che calava lacrime alcoliche, piangeva lui per me.
Era lo stesso posto dove eravamo andati due anni prima per il mio compleanno, quando le rose e gli altri fiori stavano crescendo nella nostra coppia da poco venuta alla luce del sole e le spine non ci avevano ancora punto.
Ma era più attuale e quasi confortante questo scenario, con la consapevolezza che quando si mette a girare velocissimo l’Amorebello per stare al passo coi tempi, con l’ambiente, con le tentazioni e con la regola dello stare al mondo, l’Amorebello ti fa vedere tutte le sue facce, ti tira fuori le tue e tu non ci capisci più un cazzo, poiché il tuo caos non ha un volto ma il buon senso richiede ordine ed emozioni giuste al momento giusto. 
Quella sera però avevo un mio posto diverso dal solito dove dormire, roba da sentirsi al sicuro proprio, come la brava gente grande e con un’indipendenza certificata, al costo di soli 65 euro.
Era la vigilia di una Pasqua di merda, poteva essere la vigilia di non so che cosa, ma qualcosa doveva per forza essere crocifisso per permettere una risurreziine.
Qualcosa doveva cambiare, nel bene o nel bene, qualunque bene fosse, Amen, che vuol dire Così Sia.

Dopo il kraken mi sarebbe anche piaciuto partecipare a una solenne santa messa pasquale, madre di tutte le veglie col fuoco e tutte le strabenedette madonne liturgiche, ma l’ultimo posto disponibile su booking.com era stato prenotato trentun minuti prima.

Che strana buona Pasqua, amore mio.





Fake Plastic Trees (cover Radiohead, coro femminile)
“If I could be who you wanted, all the time.”

venerdì 23 marzo 2018

Distrazioni

Dice che non riesce a garantire una separazione perfetta.
Dice che i suoi deliri sono solo una distrazione.
Ma senti con che disperazione ti dice “ti amo”.

Distractions, Zero 7