Hai mai buttato la spazzatura in un momento di rabbia?
Io credo di averlo fatto spesso ma solo ieri mi sono accorta di quanto sia terapeutico per quei pochi secondi in cui lo fai.
Naturalmente la terapia vale solo se fai la differenziata.
Io non sono una cittadina modello: differenzio solo plastica e vetro. Tutto il resto finisce in un unico sacchetto e porta lo stesso generico nome: rumenta.
Plastica, vetro e rumenta.
Ieri pomeriggio, come ormai spesso succede, ero in preda a crisi varie, film mentali, preoccupazioni e rabbia che non si può veicolare verso qualcuno, perché non c’è in effetti nessuno da accusare.
Quel genere di rabbia che non può fare rumore se non dentro di me.
E ieri pomeriggio ho appunto buttato la plastica, il vetro e la rumenta.
Avevo una ventina di bottiglie che ho iniziato a cacciare nel buco della campana verde con tutta la forza che avevo.
Sentivo andare in frantumi le bottiglie vuote di vino, prosecco, superalcolici e quelle delle passate di pomodoro.
C’ero solo io che lanciavo una bottiglia dopo l’altra, contandole ad alta voce, e c’erano le fredde note extra dry e acute del vetro che si spacca.
Musica e voce, dio che meravigliosa liturgia liberatoria.
In quel momento ho pensato che tutto sommato l’AMIU (salve Bruno!) fa bene a chiedermi quasi 500 euro all’anno di Tari.
Son soldi ben spesi.
- Ma se stai così perché non ti fai vedere da uno bravo?
- Oh, non ne ho bisogno, pago già un botto di Tari che comprende la terapia della rabbia mentre faccio il vetro.
Poi però la rabbia è tornata.
Ma il vetro era finito.
E alla rabbia, quando non ha più bottiglie vuote da far suonare, resta solo una voce di merda che sbaglia sempre bersaglio.
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