lunedì 8 novembre 2021

Prendimi a pattoni

Ti penso spesso e mi chiedo se ci stai guardando.

Sento più che mai una nostalgia fortissima di persone come te, eppure ultimamente non è che fossimo così spesso in contatto e certe volte mi hai fatto venire dei nervosi che ti avrei preso a pattoni. Ma questo semplicemente perché avevamo visioni differenti su certi aspetti morali e sociali.


Tu eri troppo rigida, anche con te stessa.

Io più morbida, più indulgente, anche e soprattutto con me stessa.

Alla fine dicevi sempre che io rispetto a te ero dotata di una pacifica saggezza, ma a pensarci bene io lo definirei più un saggio paraculismo.

Il tuo terrore era predicare bene e razzolare male, e questo terrore ti ha impedito forse di abbandonarti in pieno alla meravigliosa persona che eri a prescindere, senza metterti continuamente sotto la macchina che impartisce i comandi di ciò che è giusto fare o dire. 


Comunque sento la nostalgia di persone come te.

Sapevi di essere una grande ma ascoltavi noi piccoli e da noi riuscivi a trovare qualcosa da imparare, anche quando non c’era un cazzo, tu ci facevi sentire grandi.

Sapevi fare della morale a volte fastidiosa, ma bastava un niente perché avessi una visione illuminata anche di ciò che ti pareva buio.

Sapevi amare, e non ti sei mai fatta un vanto di tutto questo.


Eri bella, eri buona, eri divertente, eri cazzuta, eri una persona che i pattoni li tirava belli forti ma che li sapeva anche prendere, senza paura, senza vergogna, vestita di regale umiltà.

E quando ti volevi bene e allentavi leggermente la tua solida struttura, eri semplicemente pazzesca, un po’ naufraga e un po’ salvagente.


Mi manca la tua ridicola voce nasale, mi manca la tua risata, un tuo abbraccio.

Dove sei, adesso, Simo?

Sei dentro a questo groppo in gola?

Mi stai guardando? 

Ma giura, è successo davvero quello che è successo?



Poetica.

“Dimmi come stai,

perché non parli?

Ora tienimi con te, la tua mano nel buio

guarisce la mia solitudine.”


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