giovedì 1 giugno 2017

C(r)edere

Credo che tutti debbano pagare per i propri errori, credo che alcuni errori siano imperdonabili e generino un debito che non sarà mai totalmente saldato e credo che chiunque abbia la consapevolezza di questo, continuerà a pagare la sua piccola rata quotidiana per tutti i giorni della sua vita.
Ma credo anche che pagare a vita non significhi necessariamente aver perso del tutto la possibilità e il beneficio di un futuro in cui riscuotere un piccolo riscatto in gioia, normalità, serenità, autostima, diritto di alzare la testa per guardarsi allo specchio senza troppa vergogna, diritto di non sentirsi irrimediabilmente spregevole e inadeguato ai rapporti umani.
Credo che chiunque decida di abbandonare questa personale pretesa, in nome dell’errore che ha commesso e del debito insolvibile, abbia anche deciso di non dare più un senso e uno scopo alla sua vita e sia quindi una persona morta prima ancora di morire.
Credo che chiunque sia arrivato a massacrare il significato delle parole Amicizia, Coraggio, Onestà e Rispetto non sia costretto a non poterle più pronunciare perché non gli apparterranno mai più.
Credo che la ricerca della felicità propria e di chi si ama – e specifico ricerca, non raggiungimento – sia qualcosa a cui chiunque dovrebbe tendere per assecondare la natura dell’animo umano.
Chiunque.
Sia chi ha subito catastrofi, sia chi deve pagare per quelle che ha causato.

Credo, ma a volte cedo all'eterno buio di una mente per niente immacolata.




Everybody's gotta learn sometimes - Beck
(Eternal sunshine of the spotless mind)


martedì 23 maggio 2017

Your Sweet Revenge

Lo prendi in culo e diventi filosofo, poeta, novelliere, pittore, maestro di tutte le arti e cazzoneso io, che non riesco più a mettere insieme manco un pensiero.





Sweet Revenge, R. Sakamoto

giovedì 20 aprile 2017

Fiabe insonore

C'ero una volta io.
Fine.

E sbadigliando dicevi che era un finale del cazzo.




(costretta a rubare il sonoro)


venerdì 7 aprile 2017

Stay puft


6 aprile
Incubo tra le 22.59 e 00.44
Quindi è anche il 7 aprile
L, A, tu, io.
Ma quasi subito tu sparisci.
Devi lavorare.
Siamo io e L che portiamo A
Non c'è più alcun incontro tra voi due e la Staff
No, ci sono io che non so che cazzo ci faccio, L e A
Arriva la Staff, non riesco a vederla bene, è circondata da tre basse ragazze che dicono di essere le segretarie ma forse sono i suoi angeli. La Staff è quindi una specie di dio.
Non rivolge una parola a L, meno che meno a me ovviamente.
Perché tu non sei lì ma ci sono io?
La Staff prende per manina  A e lo porta verso una stanza: A non dice nulla, non sa cosa stia succedendo
Entra nella stanza avvolto dalle braccia della Staff che a sua volta è avvolta dalle tre segregrtarie
Lo vediamo attraverso un vetro, si divincola da dio e dagli angeli e corre a un tavolo per disegnare.
Dico a L che dobbiamo uscire perché stiamo in ansia a vederlo attraverso il vetro
Che passeremo tra un'ora
Poi mi pento di averlo detto perché io non posso stare male per A, dovevo pensarci prima
Ma lei è tranquilla e sicura di se, pare non si sia infastidita
Le parlo con vergogna, penso che forse non mi ascolti nemmeno, ma tant'è io sono lì e lei non fa una piega.
Ha quegli occhi incredibili che ho sempre ricordato bene
Io sono terrorizzata
Usciamo, fuori c'è un cortile pieno di alberi
L sorride
Un sorriso sicuro
Io vorrei solo piangere
Lei inizia a ballare, c'è la musica
Mi mette il cappuccio e mi abbottona fino alla bocca che sembro un salame
Capisco che vuole che balli anche io ma vedi, io non so più muovermi da tanto tempo
Sono goffa mi vergogno mi immagino fare schifo e vorrrei solo piangere ma assecondo questa sua esigenza, le voglio tenere compagnia ballando con lei, mi muovo di merda mentre lei sembra un angelo, ma non lo stesso angelo che erano le segretarie
Fa finta di cadere, arriva della gente che probabilmente era sempre stata lì
Capisco che ci ha viste ballare
Mi fermo
Guardo la scena e diventa un film
L è attraente da morire, seducente, magnifica Troia benedetta dal dolore, e mentre parla con queste persone di una sua caduta rovinosa, fa una cosa bellissima con la mano che la rende irresistibile
Io vorrei farmi piccolissima e poi invisibile, invece ho la sensazione di ingigantirmi e trasformarmi nell'enorme goffo pupazzo bianco di ghostbuster e non posso nascondermi o scappare, mi vedrebbero tutti
Sto immobile in silenzio guardo e piango
Lei non voleva riavvicinarsi
Voleva solo riprendersi qualcosa di se stessa che era rimasta imprigionata dentro me
Cambio improvviso di scena del film, che io, una volta completata definitivamente la metamorfosi in stay puft, vedo dalla postazione in cui mi trovo insieme a L, ai suoi occhi, alle sue mani e alla gente
e sto immobile in silenzio guardo e piango
Nella nuova scena c'è ancora musica
E scopro perché tu non eri con noi.

Mi sveglio, vado su uazzap, nessuna notifica.
Mi chiedo se qualcosa di me non si stia imprigionando in qualche posto
E mi chiedo se per caso, uscito dal lavoro, tu non abbia deciso di accontentarmi.

Buonanotte e tanti altri bei sogni d'oro.



venerdì 12 agosto 2016

Chinse

Due post in una notte e in un anno in cui ne ho fatti in tutto tre (4 con questo e al netto dei due che ho cancellato) è tanta roba, ma tu meriteresti ben altro che queste due poche stupide righe.
A quest'ora di 15 anni fa mi stavi massacrando le budella per venire al mondo, tre ore fa mi massacravi i maroni perché non ti funzionava lo smartphone.
E io ti ho cagato zero perché ascoltavo e analizzavo chasing pavement e del tuo cellulare importava una sega.
Amo pensarti cresciuto, e cresciuto  molto in fretta in questi ultimi 7 mesi.
Spero che questa crescita veloce e dolorosa ti porti almeno un insegnamento, quando sarai più grande e potrò spiegarti meglio cosa è successo veramente e perché. Chissà se avrò questo coraggio.
Un tempo scrissi proprio in queste pagine che avrei voluto regalarti il cielo stellato prima che diventassi troppo grande per stupirti, sembrava una frase di grande effetto ma in realtà mica lo avevo specificato che intendevo le stelline da attaccare al soffitto, stelline che poi non ho mai più comprato.
Però ti posso dire che è successo a me di vedere quelle stelline e a 44 anni suonati mi sono trovata stupita e commossa.
Ecco, se devo augurarti qualcosa è di non smettere mai di stupirti e commuoverti, anche se fa poco maschio, anche se ora fatichi a dimostrarmi un minimo di entusiasmo pure se ti proponessi un week end sulla luna.
Chissà che un giorno da adulto, dopo magari aver visto i cieli del mondo, non ti capiti di vedere cento stelline fluorescenti appiccicate al soffitto di una camera e non dica ohhhhhh con la lacrimuccia. Non saprai certo che avrei voluto prendetele io perché non te l'ho mai detto, ma se ti succede guarda spero che tu me lo dica così ti dirò che la notte in cui compivi 15 anni ho fatto con te una scommessa a tua insaputa e che se l'avessi vinta mi avresti dato, toh, 100 euro.
Domani sarà un compleanno che vivrò con uno spirito molto diverso dagli anni procedenti. Credimi, non sarà facile, ma va bene così e menomale che dove andiamo ci sono gli scivoli, i ciambelloni e i toboga.
Auguri Edo, meraviglioso 'geografo' con lo skazzo.



Il mio angelo - Fiordsliso, e va beh ti chiedo scusa per la banale canzonetta italiana anni 80 ma che cazzo vuoi, te la cantavo da piccolo e l'avevi imparata anche tu.



lunedì 6 giugno 2016

Meneph8

La danza non è tutto.
Stasera avrei dovuto danzare, 5 giugno, 5 pezzi, 10 mesi dopo l'inizio del corso. 10 mesi.
Invece ho preparato le patate al forno, la coppa di maiale e i toscanelli, mentre c'era un saggio in corso. Il ragazzino ha divorato tutto.
Nel frattempo, mi arrivavano le foto dei balletti che avrei dovuto fare.
Le patate erano buonissime e bellissime, e anche i nuovi vestiti che mio figlio si è comprato oggi per la sua prima festa in discoteca erano bellissimi.
La coppa e le salsicce mi hanno stufato quasi subito. Le patate no, le avrei mangiate tutte io.
Nebbiolo. Ho bevuto un nebbiolo comprato stasera in un discount a meno di 4 euro, mentre il sipario di stava per aprire.
Le foto anche erano bellissime. Occhi di bue puntati su sensuali snake arms. Uno spettacolo. La musica era tutta nella mia testa, la ricordavo bene, battuta dopo battuta, i passi un po' meno.
Come non ricordo il nome del vino che ho bevuto ieri sera.
Siciliano, una delizia, chi ama veramente il vino non compra una bottiglia da 4 euro al discount.
Ieri era il compleanno di Silvia, mia sorella. Ma anche oggi c'era da festeggiare un compleanno.
Beh non era proprio un compleanno. Quasi.
Se stasera avessi danzato, mia sorella sarebbe venuta a vedermi ma io non avrei festeggiato nessun quasi compleanno, oggi.
Le ballerine indossavano una bella maschera nel pezzo ATS, di cui avevo appena imparato l'inizio della coreografia, prima di interrompere. Fighissime, davvero.
Ieri, il vino siciliano ha accompagnato un piatto anni 80 che probabilmente non cucinavo dagli anni 90: penne al salmone.
Questo non è un blog di cucina,  pertanto posso permettermi di parlare di stupide patate al forno e stupide penne al salmone con l'orgoglio di chi scrive su giallo zafferano.
Non avrei mangiato le mie stupide stupendamente vintage penne al salmone, se stasera avessi indossato quella maschera fighissima per danzare.
Ma non solo per danzare.
Non avrei mangiato le mie stupide stupendamente vintage penne al salmone e non avrei bevuto il vino siciliano e non avrei festeggiato un quasi compleanno, se oggi avessi indossato una maschera per danzare e se per tutti i giorni a venire avessi continuato ad indossare una maschera per vivere.
E probabilmente stasera non avrei fatto delle stupide patate al forno cosi buone e mio figlio, invece di ingozzarsi prima di ributtarsi sulla sua Xbox, si sarebbe rotto il cazzo a teatro insieme a mia sorella, se stasera avessi danzato.
Ieri non avrei ascoltato questa canzone mentre spadellavo il salmone, se stasera avessi danzato.
Sia chiaro, 'questa non è una canzone d'amore', ma ha un po' a che fare con quella roba lì.
Ascoltare una canzone che non è d'amore, avere voglia di ballarla da sola, cucinare piatti stupidi, festeggiare un quasi compleanno, non danzare stasera, e molto altro ancora, è tutto un po' una conseguenza dell'amore.
Inchino, saluto, sipario.
E anche questa è phatta.



This is not a love song - Nouvelle Vague







lunedì 30 maggio 2016

Marrycane

Ci si potrebbe sposare nella Cattedrale di San Gambero Verde, dove il signore coi baffi e la camicia a quadri celebrerebbe per noi la santa liturgia eucaristica pronunciando queste parole

prendete e mangiatene tutti, questi sono i taglierini al cinghiale offerto in sacrificio per voi
e allo stesso modo prendete e bevetene tutti, questo è un litro di sangue di cristo sfuso (a consumo) per la vostra nuova ed amorevole mattanza.

Con questi umili elementi, frutto della terra e del lavoro dell'uomo, offerti come rendimento di grazie per il dono dello spirito (non certo santo) ma di beata sopravvivenza ai ripetuti uragani, ci si potrebbe promettere cazzoneso sempre,
nella gioia, nel dolore, nella salute e blablabla,
ma senti qui, pure nella miseria,
nella vergogna,
nella noia,
nel blues,
nel taaac,
nel chupa,
negli accendini scarichi,
nei Martini cocktail senza oliva,
nel cambiamento,
nella bestemmia,
nel bug,
nel boh,
nel toh ❤️

E ci si potrebbe promettere di amarci e odiarci e amarci, finché l'ultimo uragano fatale - se esiste - non ci separi.
Amen?



The Word Hurricane
The word 'hurricane' is the name given to nature's strongest storm.
A hurricane occurs when high pressure and low pressure masses of air come in contact with one another.
There is often a significant difference in temperature between the two masses.
One mass is warm, while the other is cold.
The warmer air rises, and the cooler air falls.

Likewise, the low pressure area slides down the sides of the high pressure area.
They swirl in and around one another, creating the beginnings of the Storm.


martedì 2 dicembre 2014

La Frana

Volevo fare un post sulla frana del mio quartiere che tiene isolate 300 famiglie, visto che ci sono in mezzo ed è una situazione che mi sta angosciando tanto.
Volevo farlo divertente, visto che ridere mentre scrivo è terapeutico.
L'avrei fatto bellissimo, se l'avessi scritto al tempo in cui ero capace.
Avrei riso un sacco, avrei pianto un po'.
Ma non mi viene più.
Sarà perché qui nel quartiere, l'unica vera frana sono io, che tengo isolata una sola famiglia.
La mia.
Da me.
Ma almeno questa è una situazione che, ormai, non mi angoscia più di tanto.

Purtroppo, risolvere il problema della Frana del mio quartiere e dei danni causati non sarà un'impresa facile e non è detto che i responsabili di questo danno siano in grado di farsi carico di un onere di tali proporzioni.




In a manner of speaking - Nouvelle Vague

giovedì 15 maggio 2014

La Rosa e il Silenzio

L'altro ieri ho comprato una bella rosa a gambo lungo solo per fotografarla.
L'ho comprata bianca, che significa "il silenzio".
Le ho fatto così tanti scatti, mentre il gatto cercava di strapparmela via a zampate sul gambo, che alla poverina devo aver accelerato il processo di sfioritura.

Poi, quando ho finito di farla posare per la mia macchina fotografica, ho aspettato che la notte facesse addormentare mio figlio e sono uscita per portarla da chi poteva offrirle un passaggio verso il paradiso.
Infatti ora lei sta là, nel giardino della Madre di tutte le rose e di tutte le cose,
Colei che, come ogni madre, dicono viva silenziosamente al tuo fianco per ricordarti che si può diventare chiunque, ma figli lo si resta per sempre.

Quando, con un paio di sculacciate, ha capito che la rosa bianca non poteva averla, il gatto si è mangiato i lacci delle mie scarpe da ginnastica.

Ed io, purtroppo, non ho potuto fare altro che stare in silenzio.







Contemplation Rose - Van Morrison

martedì 25 febbraio 2014

Di certi luoghi

Certi luoghi possono diventare un Tempio.

La Madonna del Monte, quando c'è la neve e non si va a scuola.
La casa di Paola, tabernacolo di un Dio che devo aver messo da qualche parte ma non ricordo più dove.
Le stazioni dove si sussurrano quegli arrivederci che sono inconsapevoli di essere degli addii.
La spalla rotta dove si abbandona il mio pianto.
Un cortile con un ulivo al centro.
Una scatola di legno colma di tea.
La spiaggia di Voltri alle sette di sera di tanti martedì invernali.
Il mio cesso.
La strada di mattoncini rossi che porta verso casa, quando piove, c'è il vento e mia sorella mi tiene la mano stretta per non farmi volare via.
Una taverna piena di vini.
Le ginocchia piatte di mio figlio sulle quali mi addormento guardando la televisione.
Un letto d'ospedale.
I letti che non disferò più.
La mia fica, il mio utero e la mia pancia tutta.
Il mio blog trascurato.
La scatola nera chiusa dentro una maschera dorata.


Pia - Cousteau

lunedì 28 ottobre 2013

Lou RIP

La musica di Lou Reed ha accompagnato molti post del mio vecchio blog.
Ma ne ricordo uno in particolare, perché in quel caso non fui io a decidere di far entrare un suo pezzo nel blog.
Oggi, senza tante leziosità che in rete se ne leggono fin troppe, voglio ricordare un monumento del rock che se n'è andato e lo voglio fare proprio con Venus in Furs;
e già che ci sono saluto caramente chi all'epoca me la postò:

Sono molto stanca.
Ci vediamo fra altri due mesi, se nel frattempo mi sovviene una qualunque cazzata da scrivere.


Venus in furs - The Velvet Underground & Nico

martedì 20 agosto 2013

La sconosciuta

Ma che ne sai, tu, ragazzino, che oggi ti rivolgi a me con questo tono da adolescente strafottente, che ne sai di tutte le volte che avrei voluto scappare lontana da te e da chi, con me, ti ha generato.

Che ne sai di quel mio pianto a tavola, delle aspettative, del mio gomitolo di lana che si srotola, dei fratelli che non hai avuto, della musica che ascolto, di quella che non riesco più ad ascoltare, delle vite che scrivo, delle mie bestemmie e delle mie lodi, dei luoghi dove mi nascondo, di cosa mi chiama e di cosa mi trattiene sempre, anche se un giorno sarai tu a saltare via lontano da me e da chi, con me, ti ha generato.

Che ne sai della mia pancia, di tutto il seno che ti ho dato, dei miei polsi che tremano, dell'improvvisa bellissima capacità di accelerazione del mio cuore, prima ancora che il cervello ingrani la marcia giusta per poterlo sostenere e non farlo scoppiare.

Che ne sai tu,
che se ti dico "che ne sai tu" fai lo stupido tirando fuori il campo di grano, e non sai nemmeno chi l'abbia scritta o cantata.

Dimmi che ne sai tu, ragazzino, che se un giorno dovessi capitare su questa pagina ignori anche che ero piena, gonfia, fatta e strafatta di genepì quando l'ho scritta, e forse nemmeno io sapevo molto di tutte queste cose.

Che ne sai.







Menomale, che non sai, ragazzino.


La Sconosciuta - E. Morricone

lunedì 15 luglio 2013

Play it again, Alex

Nella prossima vita devo comprarmi uno sciroppo ricostituente al gusto di fragola per aumentare le performance mentali e vincere l'indolenza che quella santa carogna di madre natura mi ha concesso con bestiale generosità.
Allora avrò la voglia e la capacità di spiegarmi una volta per tutte come stanno le cose.
Poi, visto che so recitare, avrò anche la grinta per diventare una star di Hollywood, oh yeah.
Si recita per dimenticare chi siamo, non è vero Alex?
Si recita per dimenticare che la vita fa paura, e quando non fa paura annoia, e quando non fa paura e non annoia ci si caga il cazzo lo stesso, oh sì.
E sopratutto si recita per camuffare i ricordi che accumuliamo senza poi sapere cosa farcene, come quella trasmissione dei sepolti di RealTime, che guardo quando non riesco a dormire perché sono affaccendata ad accumulare i ricordi, sui ricordi, sui ricordi, e non vedo più il fondo, la mia origine.
I ricordi invecchiano, più li evochi e più pesano.
Pesano sulla faccia che avvizzisce, sulle palpebre che cedono, sulle spalle che si incurvano, sulle gambe che si piegano, sulle mani che tremano, dentro il ventre che si gonfia.
Io so recitare, e volgio essere pagata come Julia Roberts per tutto questo.

Flash - The Duke of Burlington


martedì 4 giugno 2013

La cura

Sorrido:
"Per me, Cristo ha le tue mani"
Tu dici? beh, io non penso proprio, piccola Paola.
Ma grazie di avermelo detto tramite tua madre, grazie di aver avuto cura di me.
Grazie del rifugio gratuito.


La Cura - F. Battiato

mercoledì 6 marzo 2013

What I am

Qualcuno che mi chiarisca le idee.





Arriving somewhere but not here - Porcupine Tree


giovedì 24 gennaio 2013

La Dada

La Dada piangeva dal sonno che aveva.
Fai la ninna, fai la nanna,
piccolina della mamma.
Fai la ninna, fai la nanna,
piccolina del papà.


Stop crying your heart out - Oasis

lunedì 7 gennaio 2013

Curled like an embryo



Il fatto è che io, quando ho deciso di partire, sono stato più coraggioso di quanto avrebbe potuto essere lei, che è solo una donna, che è tenera sgualdrina di sorrisi anche quando non ne ha voglia, che trema, e che ha lacrime divine che non si manifestano davanti a nessuno, se non per mezzo di un miracolo da stringere tra le braccia.
Io sto nella stanza affianco perché non ho un nome e non posso stare con voi che avete la nostalgia dei giorni in cui avete sbagliato.
Io non ho mai sbagliato.


"Prendi Disintegration,
Head on the door,
Pornography,
Wish
e 17seconds dei Cure

e scegline uno."



Homesick - The Cure

mercoledì 24 ottobre 2012

2172

Ciao,
Ti ricordi quando tu eri i polimeri di silicone e
mi indurivi fino allo strato più profondo della cellula
per rendermi immortale?


Indifference - Pearl Jam



lunedì 15 ottobre 2012

Abbastanza di niente


Al giorno d'oggi diventa sempre più difficile esprimersi.
Posso chiamare all'appello tutto l'esercito dei miei alter ego per farmi aiutare, ma loro vanno e vengono quando vogliono e se ne sbattono se io gli dico che questo corpo non è un albergo.
Non lo impareranno mai, colpa mia che li ho educati malissimo.
E' che a me sembra sempre di avere tutto lì, sulla punta della lingua: anche le parole di una canzone, la frase di un libro, la strofa di una poesia, il verso di un cantico dei cantici o di una divina commedia, ma è sempre arrivato qualcuno più puntuale della mia lingua.
Ormai è già stato scritto proprio tutto, siamo saturi di parole belle e brutte e forse anche un po' stufi.
Intanto c'è chi cerca di bruciare due fiori di luppolo che da soli non possono diventare birra, è una storia vecchia come il mondo.
Ecco, tutto qui quello che volevo dire da parecchi giorni, ho cercato di trovare un modo per approfondire il concetto ma non ce l'ho fatta e gli alter ego erano a farsi un negroni mentre ridevano di me.
Qui c'è abbastanza di qualcosa, quello che potrebbe fare da contorno è vuoto come la metà del bicchiere mezzo vuoto.
Forse è meglio quando scrivo i miei post di lamentela politica.
Questi nuocciono gravemente alla mia manicure.

#41 - Dave Matthews Band


giovedì 4 ottobre 2012

E' tutto un magna magna







<post di lamentela sull'attuale situazione politica>
....

(47 righe, 60 battute per riga inclusi gli spazi, la punteggiatura a caso, i luoghi comuni, un paio di errori ortografici,
e già che ci sono una mia foto da fica anche se non c'entra un cazzo, ma tant'è...)



che cosa vi credevate, anche io sono di un certo spessore.



Got Me Wrong - Alice in Chains





mercoledì 26 settembre 2012

dedicato all'infinito


La professoressa di scienze ai bambini:
“Concetto di infinito: fatemi degli esempi”
A: …il cielo!
B: …l’universo!
C: …i numeri!
D: …!
E: …!
Lupetto: …la stupidità umana?

ecco, dovrei stare tranquilla, lo disse anche Einstein.
è che se la prof di scienze non dovesse essere dotata di un minimo senso dell’umorismo, ci sono buone probabilità che mio figlio, alla seconda settimana di prima media, sia già l’ultimo della classe.
_______________________________
stupendo questo pezzo.
dedicato anche a me, portatrice di infinito.


Dedicato - Ivano Fossati

sabato 15 settembre 2012

Trasferte

Ti accorgi che non sei fatta per gli hotel5stellelusso nell'attimo in cui realizzi che ti stai asciugando l'ascella col tappetino del bagno credendo che sia l'asciugamano.
Vivere, senza malinconia.

Vivere - E. Jannacci


domenica 9 settembre 2012

post-icino.doc

forse ho bisogno di iniziare a pensare.
pensare se dire, se fare, se smettere un'altra volta di fumare.
se prendere un caffè per stare sveglia a vedere il buio che diventa domani o andare a letto.
l'estate non è ancora finita perché una zanzara deve avermi piantato la sua cannuccia sullo zigomo e sul polso.
peggio per lei, avrà capito un'altra cosa quando le ho detto "stai attenta, che qui c'è un DOC".
intanto mi scrivo, cancello, mi riscrivo, mi gratto lo zigomo e il polso che pulsa forte, rido, frigno, butto via e me ne accendo una. 
ma in fondo chi se ne fotte.
meglio non farmi trovare troppo esausta il giorno che i pensieri mi raggiungeranno.
perché la testina mia poi non regge più e la fatica non la reggo io.
penso che proverò a pensare un'altra volta, vado a letto.

Non mi ricordo cosa stavo ascoltando.

mercoledì 22 agosto 2012

Virtual Insanity

non è che mi sia mai capitato di vincere chissacché, a parte una volta da bambina che ho vinto una scatola di perline partecipando a un gioco telefonico di telenord e un'altra volta al casinò, che ho vinto qualche spicciolo alla roulette giocando i numeri del vecchio e baciata dalla fortuna della sedia_del_diavolo.
ma quelle sono altre storie.

la storia di stasera è che giorni fa mi hanno fatto vincere un regalo, che è questo qui:



e non è tanto il premio in sé a lusingarmi, quanto le due persone che me lo hanno riconosciuto: il caso umano nath finch e colui che si firma ckf.
questo riconoscimento di nath e ckf mi è sinceramente molto caro.

Ora, per accettarlo e comportarsi da persona per bene, bisognerebbe seguire 4 semplici regole ossia:
1) segnalare qui 5 blog che abbiano meno di 200 lettori ed evidenziare il link;
2) lasciare un commento su questi blog per avvisarli del regalo ricevuto;
3) ringraziare chi mi ha assegnato il premio;
4) condividere con i lettori 5 cazzi miei che le persone non conoscono. 

non so se dipenda dal fatto che le regole non sono affatto semplici o che forse non sono una persona molto per bene, ma a parte il punto n. 3) che seguirò ancora una volta alla lettera (grazie nath e ckf! sono davvero commossa), agli altri tre punti non mi atterrò, o perlomeno lo farò a modo mio, ed è per questo che per rispetto del premio liebsterblog non ho pubblicato il logo originale ma uno tarocco contraffatto da me.

non segnalerò 5 blog, perché per me i blog che meritano ben'altro che un premio liebster sono 10 e sono tutti elencati a destra, con i relativi link.
non starò a raccontare perché li leggo e perché mi piacciono, sarebbe come chiedere a raz degan perché beve jegermeister: sono fatti suoi.
posso solo dire che nonostante siano tutti così diversi nello stile e nei contenuti, hanno in comune lo stupore che mi suscitano e una specie di irresistibile follia virtuale - per citare il titolo della canzone on air - che mi fa star comoda e allo stesso tempo mi fa sentire "mangiata" da quelle pagine.
uno di questi, a dire il vero, è un po' po' un liebster ad honorem perché contiene solo una paginetta, un tentativo di migrazione dal defunto splinder dove l'insana virtuale in questione conservava uno sciame incasinato di pensieri, poesia, memoria e minchiate e la cosa sorprendente era non capire bene dove finisse uno e iniziasse l'altro.
diciamo che oggi io e qualcun'altro abbiamo la fortuna di leggere quello sciame in altre forme, e quindi il liebster ci sta tutto. 

vi risparmierò le 5 cose di me che le persone non sanno perché, fondamentalmente, un bel chissenefrega sulle 5 cose di me che le persone non sanno immagino ce lo mettiate volentieri.
oltretutto, qui di cose di me ce n'è per i beati, se no non sarebbe un blogghino.
forse potrei dire che se c'è qualcosa che manca è perché non è così importante da essere scritto; o è perché è troppo importante per essere scritto.
o semplicemente, perché non sono in grado nemmeno io di decifrare ciò che manca, figuriamoci scriverlo!

non ho finito.
manca un punto.
non lascerò nessun commento ai 10 folli per avvisarli del regalo, primo perché sono timida e mi vergogno, secondo perché alcuni di loro a malapena sanno che li leggo (o forse non lo sanno proprio) e non c'ho volgia di palesarmi, terzo perché... peché? ...non so peché.  peché? sono fati miei.
se passeranno di qua leggeranno e se lo vorranno porteranno avanti il premio, che zemba non li colga per aver interrotto perché non è colpa loro, colpa mia che che non li ho avvisati.

che poi magari, mi chiedo, chissà cosa direbbero.
qualcuna mi direbbe ròba di catène di sant'antònio!
qualcuna direbbe cosa vuoi saperne tu di follia, che non hai denti da folle e non ti dolgono i denti folli e gli occhi dolenti non follano
qualcuno, che se la tira da calmo, direbbe che gli ho disobbedito e mi linkerebbe affanculo.org, ma non prima di avermi rubato il template
qualcuna, che di follia se ne intende eccome, mi ricorderebbe che la bici della vita ha le ruote un po' storte e le sgommate sono la conseguenza di un colon irritabile non curato
qualcuna direbbe che ha più di 200 rompicoglioni (me compresa) che leggono il suo divino blog e quindi non dovrebbe rientrare nel premio e inoltre la devo smettere di pigiare "eccezionale" su tutti i suoi post, durante le ore di lavoro
qualcuno direbbe: facciamo che io sono le vongole e tu sei la piscia?
qualcuno mi direbbe e che te lo devo dire io il motivo per cui leggi il mio blog?
qualcuno direbbe semplicemente ù. o forse manco quello.
qualcuna direbbe UMPF! e andrebbe a capo tantissimissimo!! ,)
e infine qualcuno, anzi,
iddhu direbbe: 
seggia, u rigalu ziccatillo 'nto culu. bonanotti.


Virtual Insanity - Jamiroquai

venerdì 3 agosto 2012

oh, io me ne vado un po' in ferie.
ciao blog, mi dispiace che in questo periodo ti ho trascurato, ma le lettere della mia tastiera avevano deciso di ribellarsi al dio qwerty e si erano tutte mischiate, quindi qualsiasi cosa avessi provato a digitare non avrebbe avuto molto significato.
mi sei mancato e probabilmente mi mancherai ancora, esattamente come manca un singhiozzo fastidioso che quando arriva faccio di tutto affinché vada via, anche perchè sto pagando al mio operatore di telefonia mobile 400 minuti di voce al mese che non riesco a smaltire se c'ho il singhiozzo.
allora trattengo il respiro, mi faccio fare Bu!, bevo 7 sorsetti di cocazero e mi incazzo se nonostante questi rimedi lui continua a causare il moto sussultorio del corpo che abito.
mi accorgo che mi manca quando scompare e io sto ancora lì ad aspettare che arrivi la prossima contrazione, poichè il mio diaframma subisce una specie di inspiegabile crisi d'astinenza, il singhiozzo lo ha assuefatto.
manca per il tempo di un battito di ciglia che sembrano minuti che sembrano ore che sembrano una vita che non respiro, anche se il battito di ciglia pare duri solo 70/80 millisecondi, ma il tempo non passa mai quando una risposta non arriva.
quindi, caro il mio blog, ora tu ti adegui al fatto che questa crisi di astinenza da te duri il tempo di un battito di ciglia, perchè io a mancare come un noioso singhiozzo per 70 millisecondi mi ci adeguo sempre, e non mi lamento mai.


Love is a losing game - Instrumental version (Amy Winehouse)


martedì 10 luglio 2012

Stonature

Ci sono luci e paesaggi conosciuti da sempre che credevo non mi potessero più stupire finchè non li ho osservati da un diverso punto di vista.
Ho imparato qualcosa di nuovo, per esempio a contare almeno fino a 8, che sono le sigarette torturate nel posacenerino colmo sul tavolo. 
la sensazione è stata la stessa di un déjà, déjà e déjà vu.
io in realtà sapevo di saper contare almeno fino a 8 ma lo avevo rimosso.
Un tempo nei miei déja vu mi piaceva incastrare personaggi inventati e raccontare a me stessa le favolette, ora non c'ho più voglia di inventare, la fantasia mi costa fatica.
Non ho più nemmeno fantasia per immaginarmi il nome delle bambole che un giorno hanno guardato con occhi di plastica diffidenti la sconosciuta che le stava ammirando, con una matita infilata tra i capelli.
Perchè, direbbe la mia amica, ce l'avranno pure avuto un nome, no?
Pretendere di conoscere i loro nomi significherebbe violarle, ammirarle e basta non è poi così grave, è semplicemente una nota stonata.
A volte alcune lievissime stonature rendono perfetta una musica, basta ascoltare questo pezzo.

Se ho culo stasera la mia vicina mi invita a vedere le foto delle sue vacanze.


The Crisis - Ennio Morricone



lunedì 2 luglio 2012

la Peo dice semrpe che riesco a dire più cose col naso, muovendo le narici, che a voce.
Allora tutti questi starnuti che tiro vogliono forse gridare qualcosa, tipo che (...),
ma se è vero che il mio labirinto del nord sfocia nel naso e non più nella bocca o nelle mani - che pare abbiamo perso anch'esse le parole -  allora teoricamente sarebbe inutile l'apertura di un nuovo post.
teoricamente.
ieri pomeriggio in macchina, nel tragitto per andare a fare la spesa, sono stata investita da un'imprevedibile botta di caldo umido.
l'estate 2012 ci ha colti un po' impreparati, non c'è che dire, secondo me nessuno si sarebbe aspettato il suo arrivo e nemmeno che l'altra sera l'Italia vincesse contro la Germania.
e invece guarda un po' che ridere... è successo.
Breve cronachetta di quanto le mie mani avevano da scrivere oggi sul blog.
Il mio naso avrebbe saputo esprimersi senz'altro meglio.

I'm yours - Jason Mraz




venerdì 22 giugno 2012

Il cestino (dieci)


Quando mia madre scoprì che mi stavo abbozzando dentro di lei, tutto si può dire tranne che avesse la certezza di volermi (anzi, potermi) tenere, considerando il fatto che aveva già tre figli grandi, una riga di problemi economici, qualche problemino di salute, la rava e la fava.
oh, c'erano pure quelle sue care cugine timorate di dio che le avevano messo in mano l'indirizzo per risolvere l'inaspettata e sconveniente questione con religiosa discrezione.
le stesse che quando ho fatto la prima comunione mi hanno regalato un set di lenzuola di cotone in tinta unita, ora dico, ma come cazzo fai a regalare un set di lenzuola (in tinta unita!) a una bambina di 8 anni? ma lasciamo perdere le divagazioni.
in quel tempo, dicevo, pareva tutto deciso ma come per magia entrò in scena mio padre.
lui, così dissacrante nei modi e nelle parole, ma per mia fortuna con il dono del gioco d'azzardo che gli scorreva nelle vene, disse a mia madre che ogni fioeu el vegn al mond cunt el sò cavagneu (il cavagneu è il cestino), che tradotto nella sua lingua significava più o meno che secondo lui c'erano buone probabilità che Quello del piano di sopra gli servisse un bel poker, quindi perché accontentarsi di un tris?
beh, io non so se quel poker gli sia effettivamente entrato, di poker sperati e mancati ne deve avere avuti parecchi a quanto pare, ma certo è che un bel giorno di qualche mese dopo io e il mio cestino arrivammo e ci fu una grande festa, e sempre lo stesso giorno di trent'anni dopo mio padre prese quel cestino e, con un po' di emozione, ci mise le sue carte da poker e se lo portò via insieme a tutto il resto del contenuto.
Burlone.
niente più cestino per me, quindi, ma mi considero ugualmente servita perchè oggi mi resta in mano un tris d'assi accompagnato da una donna di fiori e un piccolo jolly.
sì, un jolly a poker, e allora?
e non scordiamoci del set di lenzuola in tinta unita che farebbe invidia al figlio del signor bassetti: l'ho usato per fare strisce per depilarmi l'inguine, funziona alla grande.

Se io fossi un angelo - Lucio Dalla

mercoledì 13 giugno 2012


Si è afflitti a volte da un travolgente scazzonoia e non serve a nulla andare semplicemente a dormire.
E' meglio che impazziamo.


The Garden - Guns N' Roses

sabato 9 giugno 2012

Maledetto Stargate

Dunque, il discorso è questo.
Se sei di quelle che si mettono in competizione con un vasetto di plasmon al manzo perché ha il ruolo di sostituirsi alle tue tette nell'alimentazione di tuo figlio, significa che c'hai un gran culo perchè vivrai con patimento ogni svezzamento che lo riguarda.
ricordo che quando gli infilai in bocca per la prima volta il cucchiaino della pappa e l'infame traditore del mio seno dimostrò tutto il suo apprezzamento per il nuovo sapore, esultai anch'io con la voce da imbecille come per contratto devono fare tutte le brave mamme in queste occasioni, ma la verità è che dentro mi giravano i coglioni del cuor mio.
Ed è così che sto vivendo tutti i passaggi della sua crescita, esultando fuori con la voce da imbecille, ma con un nodo che mi stringe le budella man mano che srotolo il gomitolo per dargli sempre più spago.
Ieri, tra pianti delle femmine e gavettoni dei maschi, ha finito il suo primo ciclo scolastico.
Finito, capito?


Significa, ragazzetto secco, che è proprio finito il tempo della villa tutta rosa, degli affreschi nelle classi, delle due o tre mamme che mi stanno sul culo (ma altre ce ne saranno), dei grembiulini neri con un bottone sì e due no allacciati alla Govi, del "dammi la manina che passano le macchine", del tu alle maestre, dei temi ridicoli in cui a volte mi hai un po' sputtanato, dell'astuccio a tre piani con pennarelli e matite colorate, della Bianca a 9 euro all'ora, dei lavoretti per la festa della mamma, della mensa scolastica e il risotto che ti piace più del mio, delle recite, dei pidocchi, dei libri aggratis, del sorriso che ti illumina il muso sporco quando mi vedi all'uscita. Finito.


La sua futura scuola media è una moderna costruzione grigia e nera in una piazza molto bella del mio quartiere. Un edificio nato per essere scuola e non villa riadattata.
Quando la guardo mi pare un po' l'anticamera di quello stargate chiamato adolescenza che me lo frullerà per qualche anno e me lo restituirà giovane uomo brufoloso.
Ma va bene così, mica ci si lamenta, per carità, era solo per dire, visto che stamattina non ho voglia di mettermi a fare i lavori di casa.
Fa tutto parte del contratto, io a suo tempo avevo flaggato anche l'autorizzazione a fargli fare il gioco della bottiglia... sono o non sono una mamma moderna? Anche di più.
E' solo che avrei voluto regalargli il cielo stellato, prima che diventasse troppo grande per stupirsi, e a volte la mamma moderna è così che si sente, un po' in ritardo, un po' incerta, un po' precaria, sarà senz'altro colpa dei tempi, della crisi e dei governi.
Ecco, si sente un po' come il manzo che rumina indisturbato nell'oasi felice plasmon inconsapevole del suo destino: diventare il rivale in vasetto di un paio di tette.

(Ma fuori esulto, che tra l'altro risparmio pure sulla Bianca).



Culodritto - Francesco Guccini