Sto seduta così da sempre.
Dal banco dell’asilo alla sedia dell’ufficio, passando per tavoli, divani, panche e momenti di relax un po’ storti.
Un piede sotto il culo, la scarpa e la suola contro il pantalone e la sedia.
E quella macchia che resta sui tessuti, sempre.
Vien da ridere se pensi che posso aver pestato una merda, prima di accomodarmi.
Non ho mai controllato e mi è sempre andata di culo.
Non è una postura elegante.
Non è corretta.
Non è pulita.
Ma è il modo più naturale che ho trovato per stare al mondo senza sentirmi troppo esposta.
Per tenermi insieme, raccolta e piegata su me stessa mentre tutto il resto impone espansione, compostezza ed educazione.
Ogni tanto qualcuno mi riprende. La Giusy lo faceva sempre. Si incazzava, con quel modo amoroso e sgrœso da fratella maggiore.
Ma ora lei non è qui e il mio piede sotto il culo resta impunito.
Dopo più di cinquant’anni seduta così, ho capito che forse il punto non è smettere di sporcare sedie.
È smettere di pensare che sia sempre necessario stare al mondo come si deve.
Ché tanto il mondo gira lo stesso e ti sporca in altri modi.
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